• lunedì , 20 Maggio 2024

Tagli e tasse invece di riforme così la cura greca della troika crea recessione e gonfia il credito

UN SONDAGGIO del quotidiano greco Katimerini attribuisce al partito Nuova democrazia il 31% dei voti alle elezioni di marzo prossimo e al Pasok di Papandreu l’ 8%. In mezzo, con più del 30%, alcuni partiti di sinistra contrari alla soluzione per il rifinanziamento del debito greco votata ieri dal governo e che oggi si dice anche il Parlamento approverà. Così il partito che, guidato da Karamanlis, ha portato la Grecia al disastro economico, ha mentito per anni sulla entità del deficit pubblico, dichiarandolo al 6% e portandolo invece al 15%, ha gestito in maniera irresponsabile le spese per le Olimpiadi, è ancora di gran lunga preferito a tutti gli altri dal popolo greco. NON C’ É ALTERNATIVA Il primo ministro Papademos dice che, se la soluzione approvata dal governo non fosse approvata dal Parlamento, ne seguirebbe l’ immediata bancarotta sia del governo che delle banche, con e chiusura di banche e uffici governativi, stop agli stipendi, ai salari, fallimento di imprese. Quindi, non c’ è alternativa. Al punto al quale la inane gestione della crisi greca da parte della troika Ue-Bce-Fmi, ha fatto arrivare le cose, è evidente che ha ragione Papademos. Una bocciatura da parte del Parlamento greco produrrà un vero e proprio tsunami finanziario in Grecia e un riflesso internazionale la cui entità è aggravata da un fatto non ancora apprezzato nella sua gravità. TRA RECESSIONE E DEPRESSIONE L’ Europa è infatti entrata nella seconda fase della recessione iniziataa fine 2008e repressa, temporaneamente, solo negli Stati Uniti, nei paesi asiatici e sudamericani, e in Germania e suoi satelliti. Ma da questi ultimi, come Finlandia e Austria, arrivano notizie pessime per il 2012. E anche per la Germania si prevede una stasio un regresso. Un segnale poco positivo viene dalle importazioni cinesi, che si prevedono in forte regresso nel 2012. E’ un segnale che la crescita della domanda interna cinese sta affievolendosi, e questo si ripercuote sui grandi esportatori di materie prime ma anche sui produttori di beni di investimento o di prodotti di lusso, come Germania e Italia. C’ è la concreta possibilità che dalla recessione, come negli anni Trenta, si passi ad una depressione. LA POLITICA FISCALE RESTRITTIVA Piove sul bagnato, dunque. A dicembre il summit europeo ha varato un documento economico nel quale si carica l’ aggiustaLA FAVOLA DI ESOPO Dopo il summit di Bruxelles il messaggio inviato alla Grecia e a tutti i paesi in difficoltà è stato quello della favola di Esopo. Le formiche europee hanno detto alle cicale europee, in particolare alla cicala greca: “Hai voluto cantare tutta l’ estate. Ora crepa”. Il fatto è che, a livello macroeconomico questo non va affatto bene nemmeno per le formiche, e i satelliti della Germania se ne stanno accorgendo, a partire dalla Finlandia. E comincia ad accorgersene anche la Germania. Ma lo hanno capito anche i greci, e questo induce molti di loro a dimenticare le ragioni che li hanno portati alla insolvenza. mento dei conti intra-europei solo sui paesi in deficit, ponendosi addirittura come virtù etiche le capacità della Germania di generare surplus. Una soluzione condivisa tra paesi in surplus e paesi in deficit non è nemmeno adombrata, pur avendo recenti ricerche della più svariata provenienza chiarito che non è assolutamente possibile che la deflazione possa essere curata con una politica fiscale restrittiva, se non è possibile svalutare. Tanto da indurre il ministro tedesco Schauble ad affermare che se si continua così, nel 2020 il debito pubblico greco non sarà il 120% del Pil, come previsto dall’ accordo coi creditori, ma il 146%, livello del tutto insostenibile. Perciò la signora Merkel, insieme alla sua eco francese, mellifluamente suggerisce che a garanzia del debito greco bisognerebbe istituire un fondo di ammortamento, non amministrato dai greci, nel quale versare i contributi della Ue alla Grecia e i cui proventi dovrebbero andare solo a ripagare il debito. Poco prima aveva suggerito la nomina di uno straniero a supervedere i conti greci. LA TROIKA FALLISCE MA INSISTE Nell’ ultimo rapporto sulla situazione greca, l’ Fmi si lagna del fatto che la Grecia, anziché realizzare una seria politica di riforme strutturali abbia adottato misure di restrizione della spesa e aumento delle imposte che hanno come risultato la deflazione. Malgrado questa aperta ammissione del fallimento della ricetta imposta dalla troika alla Grecia, dato che le misure deflattive furono parte integrante del pacchetto negoziato per il primo piano di aiuti, Fmi, Commissione europea e Bce hanno continuato a insistere anche su tali misure deflattive, pur dopo aver compreso che da esse è derivato il crollo del Pil greco rispetto ai livelli del 2007 in ciascuno degli anni successivi, e che ad esso va attribuito il crollo del gettito fiscale. LE RISORSE INSUFFICIENTI In parallelo coi negoziati per organizzare una insolvenza pilotata in Grecia, si è cercato da parte delle autorità europee, di mettere in piedi una sorta di porta parafuoco, che tenga lontano dal resto dell’ Europa il contagio di una possibile trasformazione della crisi greca in una insolvenza non guidata e selvaggia. Da una parte si è raggranellata una quantità chiaramente insufficiente (e fino a luglio solo in parte disponibile) di risorse finanziare contro la potenza di fuoco illimitata dei mercati. Essa è affidata a due enti di nuova creazione, EFSF e ESM, che dovrebbero venire in soccorso di Stati europei in difficoltà. Allo stesso tempo si studia il Piano B, che contempla l’ uscita della Grecia dalla UE. LA DELEGITTIMAZIONE La fiducia dei paesi europei in surplus nella continuazione della Grecia come stato sovrano, sia fuori che dentro la Ue, si dimostra quindi molto ridotta. Il che, se si osservano i comportamenti greci sopra ricordati, non è senza fondamento. Ma allora, perché delegittimare Giorgio Papandreu, come fecero Merkel e la sua eco francese, quando voleva proporre ai greci un referendum sulla permanenza del paese nella UE? A quei tempi il referendum lo avrebbe vinto. Ed è il solo uomo politico greco con cultura economica e statura di uomo di stato. Ma ha il grande torto di avere sconfitto Karamanlis, amico personale e protegé politico di Angela Merkel e di aver rifiutato la consegna alla Marina Greca e il relativo pagamento alla Krupp, di quattro sommergibili di fabbricazione tedesca, facendoli dichiarare incapaci di tenere il mare da un ammiraglio greco, nominato perito dello Stato.

Fonte: Repubblica del 12 febbraio 2012

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