• venerdì , 24 Maggio 2024

Monti boccia lo statuto del lavoro: un freno

Il professor Monti fa ancora outing, e mette a nudo – se mai ce ne fosse bisogno – le contraddizioni a sinistra. Dopo aver ammesso un paio di giorni fa che i provvedimenti varati dal suo governo sono recessivi, il premier stavolta se la prende con lo Statuto dei lavoratori, totem della Cgil e di Nichi Vendola. «Certe disposizioni dello Statuto – dice – ispirate all’intento nobile di difendere i lavoratori, hanno determinato insufficiente creazione di posti di lavoro». Un’ovvietà per i tantissimi che hanno sempre messo in rilievo la rigidità del mercato del lavoro in Italia. Un attacco ai lavoratori, e la dimostrazione di non avere idee per la ripresa, secondo il duo Vendola-Camusso.In fondo, che cosa sostiene il professore? Che spesso i governi del passato, nel tentativo di tutelare le parti deboli nei rapporti economici, hanno varato norme dall’impatto negativo sul mercato, «danneggiando le stesse parti che intendevano favorire». Non solo sul lavoro, con lo Statuto. Monti cita ad esempio i ripetuti blocchi degli affitti «che hanno reso più difficile la disponibilità di alloggi a favore di chi si intendeva tutelare». Ma tanto basta per far infuriare Susanna Camusso: «Questo governo non ha un’idea di cosa fare per lo sviluppo e la crescita. Mi pare che abbiano fatto già abbastanza contro i lavoratori», attacca il segretario della Cgil, riferendosi alla riforma dell’articolo 18. Una virulenza che spinge il ministro del Lavoro Elsa Fornero a precisare che la riforma dell’articolo 18 «non è punitiva ed è la premessa per creare più occupazione»; e che, comunque, il governo non prevede altri ritocchi allo Statuto del 1970.In serata, da palazzo Chigi, la consueta precisazione: «Nell’intervento non c’era alcun intento polemico legato all’attualità, il premier ha ripreso un suo testo del 1985». Che sia premeditata o casuale, l’uscita di Monti mette ancor più nei guai il centrosinistra, alle prese con il referendum sull’articolo 18 sostenuto da Nichi Vendola. Il governatore della Puglia «diverge radicalmente» dalle opinioni del premier, e le parole del professore lo spingono «a militare ancora di più nel campo del referendum». Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris propone che «la nuova alleanza per il cambiamento nasca innanzi tutto tra i firmatari del referendum». Pier Luigi Bersani, immerso in un brainstorming sulla crisi con cento economisti, avrebbe volentieri fatto a meno delle esternazioni montiane. «Non le condivido, mala tempora currunt», commenta un Pd di peso come l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano. Il presidente del Consiglio ottiene invece il plauso del Pdl. Per Angelino Alfano, «Monti dice cose giuste, su quest’argomento abbiamo le stesse idee». La Lega, al contrario, si smarca evocando la «cinesizzazione di salari e tutele da parte dei professori».Nel suo intervento, il professore ribadisce l’impatto negativo delle sue misure sull’economia del Paese. «Per evitare il tracollo finanziario, si sono presi provvedimenti che comportano un prezzo elevato per i cittadini e le imprese», ammette. Basta guardare le previsioni del Centro studi della Confindustria per capire quanto questa frase sia vera: quest’anno si è verificato il calo più grave dei consumi del Dopoguerra, e la ripresa 2013 si allontana. L’impatto negativo dei vari decreti «salva Italia» sul Pil è confermato dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco. «Era prevedibile e previsto, ma – aggiunge subito – necessario per la stabilizzazione finanziaria del Paese». Allo stesso tempo il premier si dice «molto sereno» su come potrà evolvere in futuro il lavoro fatto dal suo governo. E non crede che l’Italia avrà bisogno di aiuti europei, «quel tipo di programmi che comportano una pesante cessione di sovranità, e che ho sempre cercato di evitare». Quanto al suo futuro politico, Monti continua a negare interesse ad un secondo mandato: «Non ho mai aspirato al ruolo di tecnico d’area, è più facile conquistare e mantenere prestigio a 360 gradi se si è al di fuori della politica. E spero – aggiunge – di non aver perso prestigio in questo breve periodo al governo».

Fonte: Il Giornale del 14 settembre 2012

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