• giovedì , 23 Maggio 2024

L’Ue alla prova del debito. Battaglia sulle sanzioni

La Germania diventa prudente:si deciderà tutto nel vertice
tra leader.
Magari si sblocca la difficile campagna di SuperMario per il debito flessibile. Se n’è parlato a lungo, lunedì sera all’Eurogruppo allargato, c’erano i ministri della zona euro e quelli no, più Bce, Commissione e Parlamento. Monti è intervenuto dove ce lo si aspettava, all’art.7 del Patto di Bilancio, dicendo «che c’è già un accordo» e a quello è giusto attenersi. L’Italia vuole evitare un’ulteriore stretta, teme che allargare le sanzioni semiautomatiche oltre il deficit apra la porta per altro rigore, pericoloso per un Paese con 120 euro di rosso ogni 100 Pil. E qualcosa fa pensare che adesso ce la possa fare.
Questo qualcosa è l’atteggiamento di Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze tedesco, per definizione custode del dogma dei conti in equilibrio. Si racconta che abbia parlato per ultimo, dopo che Commissione, Olanda, Estonia e «altri piccoli Stati» si erano espressi in favore della modifica in chiave restrittiva del Fiscal Compact, l’accordo intergovernativo che scolpisce in un trattato le regole del rigore per i governo dell’Eurozona. La versione attuale afferma che le sanzioni per chi sfora i parametri virtuosi del deficit si applicano a meno di una maggioranza contraria. I duri e puri vogliono anche la parola «debito». Ma l’uomo della Merkel, ascoltato Monti, non s’è schierato. «Lasciamo la questione al vertice dei leader», ha sentenziato.
Partita aperta, a sei giorni dal traguardo. Si deciderà lunedì 30. Più fonti concordano nel dire che Monti è apparso «molto presente» nella trattativa dell’altra sera. Convincente. Ha parlato in inglese, racconta un altro, «senza rinunciare a tratti di sottile ironia» e senza mai esagerare.
Quattro interventi, o cinque. L’Italia è soddisfatta perché dell’art.4 del Compact non si parla più. Vuol dire che le regole del gioco già vigenti sulla finanza pubblica non saranno cambiate. Quando si tireranno le somme del risanamento, si baderà dunque ai «fattori rilevanti», al debito privato come al ciclo, col risultato di poter far valere dopo il 2014 l’avanzo primario e scongiurare un ritmo di rientro celere e costosissimo da 30-40 miliardi l’anno.
Se Roma terrà diritta la barra, la minaccia potrebbe svanire.
Questo ha dato a Monti la possibilità di giocare all’attacco oltre che in difesa. «Ha detto di avere qualche perplessità sul nome – rivela un diplomatico – non vede bene l’idea di chiamarlo Trattato». Il premier considera il Compact una tappa parziale, non una condizione definitiva. E’ un punto che trova consensi e che finirà al vertice, insieme con la partecipazione del presidente dell’Europarlamento ai summit dell’Eurogruppo.
Monti l’ha difesa con forza. Il presidente dell’Eurozona, Jean-Claude Juncker ha finito per ammettere che «nessuno è contrario», dunque il concetto dovrebbe essere inserito nella bozza finale. Il che vale per il numero degli stati utile per dare il via al Compact. L’Italia ha indicato il numero dodici (su 17). La Germania l’ha appoggiata. Discussione chiusa.
Non è lo stesso per il ruolo della Corte di Giustizia. Il testo le attribuisce possibilità di sanzione sino all’0,1% del Pil per chi perde il pareggio di bilancio, cosi la magistratura si trova ad essere servitore di due trattati (Ue e Compact). «E’ illegale», hanno tuonato gli eurodeputati. L’Italia è d’accordo, come Polonia e Portogallo. E’ un caso giuridico che potrebbe portare alla riscrittura della regola. E battezzare un nuovo asse, fra parlamento, Italia e gli «altri» grandi come Varsavia. Strano. Ma capace di fare da contrappeso a quello francotedesco.

Fonte: La Stampa del 27 gennaio 2012

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