• venerdì , 14 Giugno 2024

L’inflazione prossima ventura

Il martello e il trapano li ha già usati quando ha inondato il mercato di liquidità, ha acquistato titoli «tossici» dalle banche e ha ridotto quasi a zero il costo del denaro. Ora, continuando a rovistare nella cassetta degli attrezzi della politica monetaria alla ricerca di qualcosa che possa aiutare un’economia Usa sempre debolissima, Ben Bernanke ha tirato fuori qualche altro cacciavite, delle pinze, una chiave inglese: le misure aggiuntive predisposte dalla Federal Reserve indicano la sua volontà di non tirarsi indietro davanti a una ricaduta che potrebbe essere molto pericolosa, ma non basterà certo l’annunciato acquisto di titoli del Tesoro a lungo termine a mettere il turbo all’economia.
Il capo della Fed si dice convinto che il Paese non cadrà nella deflazione e scommette che, dopo il rallentamento di questi mesi, il 2011 sarà un anno di ripresa, anche se anemica. Ma poi fa capire che, se l’America si troverà sull’orlo di una nuova recessione, la Banca centrale si esporrà molto di più: «Useremo strumenti non convenzionali ». Accantonata la vecchia cassetta degli attrezzi, potrebbe arrivare il momento del martello pneumatico del quantitative easing (un ricorso ancora più audace all’acquisto di obbligazioni immobiliari di dubbio valore per ridare fiato al mercato della casa) e, forse, anche quello della sega circolare dell’inflazione.
Per ora Bernanke, stando alla descrizione di uno che lo conosce bene come l’ex «numero due» della Fed, Alan Blinder, ha le mani parzialmente legate da altri governatori del «board» della Banca centrale Usa che, nelle condizioni attuali, non vogliono aumentare ulteriormente l’esposizione di un Istituto che negli ultimi due anni si è assunto rischi da hedge fund. Ma l’ex professore di Princeton sa che, costretto a navigare senza mappe in un mare sconosciuto, deve essere pronto a osare.
Anche perché l’enorme mole di stimoli messi in campo dal governo ha probabilmente evitato il peggio, ma ha molto appesantito i conti del Tesoro senza riattivare quel meccanismo della crescita necessario per assorbire l’elevata disoccupazione ma anche per diluire il debito pubblico nel rapporto col volume di ricchezza prodotta dal Paese. Il dato del secondo trimestre comunicato ieri (crescita ridotta ad un deludente 1,6%) indica che c’è ancora da stringere i denti: e la buona reazione di Wall Street e delle altre Borse indica che gli analisti si aspettavano anche di peggio.
In queste condizioni e con quegli squilibri commerciali con l’Asia che non accennano ad essere riassorbiti nemmeno in una fase di drastico contenimento dei consumi Usa, l’obiettivo immediato rimane quello di arrestare la caduta del mercato immobiliare, il fattore numero uno dell’impoverimento della società americana e della perdita di dinamismo della sua economia.
Ma cresce anche l’allarme per la stabilità finanziaria di un governo federale gravato da un debito pubblico ormai imponente e assai difficile da contenere con tagli di spesa e aumenti delle tasse contro i quali i repubblicani stanno già alzando barricate. Bernanke ieri ha detto che fissare un obiettivo di inflazione superiore a quello ritenuto compatibile con la stabilità dei prezzi sarebbe «inappropriato nelle attuali circostanze». Se il cappio del debito pubblico diventerà soffocante, allentarlo con la tassa dell’inflazione, certamente iniqua ma in buona parte «invisibile » e in larga misura pagata dai detentori stranieri di dollari, potrebbe essere la via d’uscita meno cruenta per l’America.

Fonte: Corriere della Sera del 28 agosto 2010

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