• martedì , 23 Luglio 2024

Tirare le cuoia

E’ rimasto deluso solo chi si era illuso. Ed è rimasto attonito nel vedere il crollo della Borsa, che neppure registra la variazione del suo indice, solo chi non aveva capito la portata dell’attacco speculativo in atto contro l’Italia, e suo tramite, contro l’euro e l’eurosistema. Non c’era bisogno di leggere i fondi del caffè per intuire anticipatamente che sia dagli interventi di Berlusconi a Camera e Senato, e conseguentemente dal successivo dibattito parlamentare, sia dall’incontro del governo con le parti sociali, non sarebbe emerso nulla che avrebbe dissuaso i mercati, tanto dal continuare l’opera di demolizione dei prezzi delle società italiane quotate, banche in testa, quanto dallo spingere lo spread fra i nostri Btp e i corrispondenti bund tedeschi a livelli tali da costringere il Tesoro a pagare interessi tra il 6% e il 7%. Non perché fosse impossibile versare acqua sul fuoco della crisi finanziaria, ma perché era impensabile che una maggioranza solo numerica, dilaniata da faide interne ad essa e interne ai due partiti più gruppuscoli che la compongono, e un governo debole e variamente azzoppato, potessero partorire in poche ore una linea forte e credibile. E infatti, così non è stato. E non occorre guardare l’andamento dei listini azionari e obbligazionari, che hanno logiche loro e a cui basta sapere che da Roma non è giunto alcun segnale di discontinuità per proseguire imperterriti lungo la strada su cui si sono incamminati. No, è bastato ascoltare la diretta da Camera e Senato e seguire le varie conferenze stampa di ieri, dopo l’incontro – molto rituale – tra esecutivo e parti sociali, per capire che la realtà era lì a confermare le supposizioni della vigilia. Ed è bastato anche registrare le divergenze tra le tre forze dell’opposizione, per capire che anche quel clima di collaborazione bipartisan cui tutti si appellano in ossequio (formale) al Capo dello Stato non sarebbe andato e non andrà oltre quella corsia preferenziale che ha consentito l’approvazione in 48 ore della manovra finanziaria. Ma come, volete che Berlusconi vada a casa (bene) e che ci sia in alternativa un governo politico con largo uso di tecnici (bene), e poi riuscite a partorire tre differenti posizioni – l’Udc che chiede un anticipo delle misure previste per il 2013 e 2014, il Pd che dice no perché la manovra è iniqua (ma non dice cosa ci vuole al suo posto) e l’Idv che propone una sua “contro-manovra” – che finiscono col rafforzare proprio il Cavaliere? Ma vista così, caro Bersani, non c’è alcuna base comune su cui poggiare un’eventuale alternativa a Berlusconi né ora né quando, prima o poi, ci saranno le elezioni. Il che contribuisce non meno della povertà dell’azione del governo a indurre gli speculatori a pensare che l’Italia sia attaccabile: hanno chiaro che siamo ad un passaggio epocale della nostra vicenda nazionale, che siamo alla fine di un regime politico chiamato (impropriamente) Seconda Repubblica e che non abbiamo la minima idea di come si possa passare alla Terza. Non dico virtuosamente, cioè al contrario di quanto è stato nel 1994, ma proprio di come materialmente traghettare il Paese da un sistema che si è mostrato fallimentare a qualcosa d’altro, quale che sia.
E il confronto in parallelo con la Spagna ci aiuta a capire meglio la logica di chi opera sui mercati. Perché il differenziale di spread, che nei mesi scorsi era intorno ai 100 punti base, si è rapidamente assottigliato fino praticamente a scomparire (ieri solo 8 punti), nonostante che la crisi politica iberica non fosse meno dura della nostra? Ma perché a Madrid sono arrivati alla conclusione che era meglio convocare le elezioni anticipate piuttosto che trascinarsi avanti per inerzia – nonostante che Zapatero non si ripresenti e i socialisti abbiano ben poche chances di vincere – mentre a Roma si agisce esattamente la contrario. Si dice: ma crisi al buio ed elezioni con la vecchia legge elettorale sarebbero un guaio. Vero. Ma è ben peggio che la sceneggiatura politica sia scritta da una maggioranza e un governo che non hanno idee, forza, voglia e credibilità per fare il loro mestiere, ma ciononostante tirano a campare, e da opposizioni divise e privi di uno straccio di progetto alternativo. Ecco perché ora l’Italia è sotto tiro più degli altri, pur nella bufera generale che sta investendo tutta Europa.
Cosa si può fare? Berlusconi telefoni a Trichet, che ieri ha mostrato di avere idee chiarissime su cosa dovrebbe fare l’Italia in questo frangente. O altrimenti gli lasci direttamente il posto. Tanto il francese da novembre sarà disoccupato.

Fonte: Il Foglio del 5 agosto 2011

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