• lunedì , 24 Giugno 2024

“Ora gli Usa aspettano un effetto Monti sull’Europa”

Affetto.Obama è stato molto affettuoso e mi ha chiesto di portare un saluto particolare al presidente Giorgio Napolitano che ha definito un «grande uomo»
Curiosità e credibilità sono le parole che ritornano più spesso nella conversazione col presidente della Camera Gianfranco Fini al termine della sua visita a Washington. Curiosità americana per l’ esperienza del governo tecnico guidato Mario Monti. E credibilità ritrovata dell’ Italia, proprio grazie alle riforme realizzate in pochi mesi da questo esecutivo con un vasto sostegno del Parlamento. Monti di recente è stato accolto con molto calore qui negli Usa. Calore e sollievo dopo gli ondeggiamenti dell’ Italia e gli imbarazzi degli ultimi anni. Piace il modo in cui ha preso il timone del Paese, ma c’ è anche la consapevolezza che il governo tecnocratico sostenuto da ampie intese parlamentari è un’ anomalia. Un modello impensabile per gli Usa. A lei, che guida un ramo del Parlamento, hanno espresso dubbi di tipo istituzionale? «Ho registrato l’ apprezzamento di tutti: governo, democratici e repubblicani. Monti è stato bravo a dare un’ immagine di recupero di credibilità complessiva del sistema Italia con riforme che servono a risanare i conti ma dovrebbero anche rilanciare il sistema produttivo, mentre il Paese, nonostante le difficoltà economiche, garantisce la continuità del suo ruolo di tradizionale alleato degli Usa in politica estera e nella difesa. I nostri soldati restano nei punti caldi del mondo a conferma dell’ assunzione di responsabilità dell’ Italia nelle operazioni collettive di pace. Certo, quella attuale è una formula politica particolare, di sicuro non esportabile qui. Ma ho ricordato ai miei interlocutori che nella tradizione politica europea esiste il ricorso, nei momenti di gravi difficoltà politiche o di emergenza economica, a formule parlamentari allargate. Basti pensare all’ esperienza tedesca. Ho trovato ascoltatori attenti anche perché al Congresso, quando si è tentato qualcosa di diverso per arrivare allo stesso risultato (un riferimento alla Commissione “bipartisan” per il taglio del debito pubblico ndr ) i risultati non sono stati positivi». Missione breve ma intensa, la sua, nella quale – oltre a partecipare ai lavori dell’ Aipac, la potente organizzazione per l’ amicizia Usa-Israele che l’ ha invitata, unico italiano, alla sua «convention» annuale – ha incontrato il presidente Barack Obama, il capo della maggioranza repubblicana alla Camera John Boehner, alcuni leader del Congresso come Nancy Pelosi e membri del governo. I repubblicani attaccano spesso il modello sociale europeo e hanno parlato in modo critico delle crisi della Grecia e dell’ Italia. Davvero ha avuto complimenti anche da Boehner? «Per le cose fatte in questi mesi dall’ Italia sicuramente sì. Quando Monti qui ha parlato delle sue riforme del mercato del lavoro, delle liberalizzazioni, della concorrenza, ha usato argomenti che sono nel lessico politico americano. Hanno apprezzato. I repubblicani sono molto più critici sul ruolo dell’ Europa, è vero. Ma qui subentra l’ interesse per come Monti può incidere sui meccanismi della Ue. Poi, detto sinceramente, oggi Boehner mi pare concentrato soprattutto sulla politica interna americana. Gli ho chiesto del G8 parlamentare che ogni anno si svolge in parallelo a quello dei governi. Quest’ anno tocca agli Usa e, quindi, a lui. Sarà a settembre. Mi ha detto che non ha avuto ancora tempo di occuparsene». L’ incontro con Obama, il discorso del presidente Usa all’ Aipac, le tensioni sul nucleare iraniano. Con quali impressioni ritorna? «Il presidente è stato molto affettuoso. Ha detto di apprezzare enormemente quello che sta facendo l’ Italia per uscire dalla crisi. E mi ha chiesto di portare un saluto particolare al presidente Giorgio Napolitano che ha definito un “grande uomo”. Il discorso di Obama all’ Aipac è stato, secondo me, ineccepibile. Ha sgombrato il campo da ogni ipotesi di divisione tra Israele e gli Usa sull’ Iran. Ha ribadito che tutte le opzioni sono sul tavolo e che Israele non resterà mai isolato sui temi della sua sicurezza. Bisognava essere lì per percepire la profondità del rapporto tra i due Paesi, e mi ha fatto molto piacere essere l’ unico italiano invitato a un simile evento. Bisognava sentire Peres con la sua autorevolezza e la sua lunghissima storia politica raccontare che da 50 anni a questa parte alla Casa Bianca ha trovato sempre e soltanto amici sinceri…». L’ impressione, in una battuta, sul nostro Paese? «Speranza che l’ Italia possa giocare un ruolo importante per migliorare la “governance” dell’ Europa». Riporta in Italia suggerimenti specifici, elementi utili in qualche area critica? «Con Janet Napolitano, il ministro responsabile per la sicurezza interna, abbiamo parlato molto di immigrazione. Come sa, anche loro hanno il problema dei clandestini. Le ho chiesto come si regola quando il Paese di provenienza non accetta il rimpatrio di un suo cittadino. Abbiamo verificato criticità comuni e convergenze. Loro hanno risolto il problema coi governi dell’ America Latina, mentre ne hanno parecchi con quelli asiatici, soprattutto l’ India, credo. Le ho chiesto di venire alla Camera a parlare di questo e di come l’ America ha risolto il problema della cittadinanza. Ha accettato con entusiasmo. Spero serva a far progredire anche la causa della cittadinanza. Non per darla a tutti in base allo “ius soli” come avviene negli Usa – soluzione impraticabile da noi – ma per concederla a chi, vivendo da molto tempo in Italia e avendo magari completato un ciclo di studi, va incluso pienamente nella nostra società e non abbandonato a pericolose frustrazioni e ricerche di identità».

Fonte: Corriere della Sera del 7 marzo 2012

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