• sabato , 20 Luglio 2024

Non sprechiamo il lavoro che c’e’

Molti, dentro e fuori il governo, temono che la ripresa prossima ventura si riveli, come dicono gli anglosassoni, jobless ovvero senza lavoro. Non produca un significativo calo della disoccupazione e tutt’al più serva a riassorbire un po’ della cassa integrazione che aziende piccole e grandi sono state costrette ad usare in quantità inedite per non licenziare. Se davvero il rilancio dell’economia non dovesse essere visibile anche agli occhi di chi oggi è fuori dai cancelli del lavoro è evidente che correremmo il rischio di un’ulteriore accentuazione dell’apartheid, i figli contrapposti ai padri.
Per tentare di evitare, almeno in parte, questo pericolo la prima cosa da fare è non sprecare nessuna occasione di lavoro. Il comportamento esemplare è stato quello degli operai della Electrolux di Susegana, che hanno lavorato nei giorni di Ferragosto per produrre lavatrici e frigoriferi di una commessa straordinaria. Non sarà la presenza in fabbrica con il solleone a risolvere i nodi strutturali dell’industria degli elettrodomestici ma sarebbe stato suicida opporsi e i tre sindacati hanno fatto la cosa giusta.
Susegana, purtroppo, pare essere un’eccezione. In tante altre situazioni il pragmatismo perde e vincono idiosincrasie e ideologismo. Prendiamo il caso dell’avvio della vendemmia. Un accordo raggiunto in Franciacorta tra la Cisl, i Comuni e i datori di lavoro punta a favorire l’assunzione di almeno una quota di cassintegrati della zona in nome della solidarietà territoriale. Cgil e Uil sono insorti contro quella che considerano una violazione della contrattazione nazionale e si dovrà convocare un tavolo ministeriale per dirimere la querelle . Non bastava una riunione a Brescia?
Qualcosa del genere è accaduto nei giorni scorsi a Bari e questa volta è stata la Cisl a recitare il ruolo dell’intransigente. La società Eataly avendo aperto uno store con una licenza a tempo ha assunto per lo più lavoratori interinali impegnandosi a stabilizzarli solo in seguito. Immediatamente il titolare Oscar Farinetti è stato colpito dall’accusa di aver violato la legge Biagi e di essersi comportato da piemontese arrogante. A Marghera a cavallo tra la fine di luglio e l’inizio di agosto è andata in scena una tipica dimostrazione dell’ideologismo in versione Fiom. Per poter consegnare in tempo una nuova nave da crociera gli operai veneziani avrebbero dovuto modificare il loro regime di orari e passare dal 5×8 al 6×6, ovvero lavorare anche il sabato ma scongiurando in questo modo il ricorso alla cassa integrazione. L’accordo è stato firmato in zona Cesarini dopo lunghe contestazioni e il rischio di mandare tutto a monte e veder trasferire le lavorazioni altrove. Anche per quanto riguarda le assunzioni per l’Expo 2015, prima che la ragione avesse la meglio, avevamo rasentato la guerra di religione con dirigenti sindacali che presentavano la possibile intesa come «una palestra della deregulation».
Il catalogo delle italiche contraddizioni potrebbe continuare e sommerebbe ai casi raccontati un vero e proprio paradosso al quale non sappiamo porre rimedio, quello che vede domanda e offerta di lavoro non riuscire ad allinearsi. Con il risultato che il 12% dei posti di lavoro disponibili non possono essere assegnati perché mancano (soprattutto) ingegneri, addetti alla distribuzione e al marketing. Ma proprio perché polemiche gratuite e distorsioni del mercato del lavoro convergono verso il peggio è necessario nelle prossime settimane mettere in campo un sovrappiù di buon senso. Non un posto di lavoro vada sprecato perché alla fin fine non c’è niente di più de-regolato che la disoccupazione.

Fonte: Corriere della Sera del 23 agosto 2013

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