• sabato , 13 Luglio 2024

Multe Bankitalia e multe Antitrust (perchè Draghi batte Catricalà)

Mario Draghi è molto più fortunato di Antonio Caricala. Quasi tutte le sanzioni che il governatore della Banca d’Italia, o il suo direttore generale Fabrizio Saccomanni, comminano ai banchieri che non rispettano le norme in materia di vigilanza vengono infatti confermare dalla Corte d’Appello di Roma alla quale i multati possono far ricorso. Tutto il contrario di quanto succede in genere al presidente dell’Antitrust che vede i suoi provvedimenti regolarmente cassati dal Tar del Lazio come è successo, da ultimo, con i braccialetti della salute «power balance» che l’Autorità aveva multato per 350 mila euro ritenendo del tutto ingiustificate le asserite capacità taumaturgiche dell’oggetto diventato un must nell’estate del 2010. Il diverso trattamento subito dai provvedimenti sanzionatori irtogati da Banca d’Italia e Antitrust è soltanto uno degli assurdi che depotenziano il ruolo delle autorità italiane di vigilanza. Via Nazionale e l’Autorità di garanzia sulla concorrenza e sul mercato dovrebbero avere in comune, insieme alla Consob, all’Isvap, all’Autorità per l’energia, alla Covip e all’Autorità che vigila sui lavori pubblici, alcune norme basilari: i criteri di nomina, la durata degli incarichi, il trattamento economico del personale, i poteri sanzionatori. Nulla di tutto ciò. Ogni Autorità viene nominata con criteri diversi (chi dai presidenti di Camera e Senato, chi dal Parlamento, chi dal governo), ha un mandato di durata diversa (da cinque a sette anni), una retribuzione elevata ma anche questa diversamente parametrata (qualcuno è agganciato ai giudici della Corte Costituzionale, qualcun altro al primo presidente della Corte di Casczione, qualcun altro è del tutto autonomo), insomma una vera e propria Babele. Sono anni che si cerca di mettere mano alla riforma delle Autorità di vigilanza ma qualsiasi tentativo (da ultimo un fantomatico comitato di tecnici presieduto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta istituito un paio di anni fa e, prima ancora, una commissione ministeriale guidata dall’ex presidente della Consob Lamberto Cardia) è miseramente fallito, gonfiando la letteratura giuridica sulla materia senza mai approdare a provvedimenti concreti. Eppure la riforma delle Autorità di vigilanza non è meno importante di quelle di cui si discute in questi e giorni, dal federalismo al fisco, dalla giustizia all’ordinamento dello Stato. Non canto per aspetti come la durata degli incarichi, che non necessariamente deve essere uniformata, o come lo stipendio dei presidenti e dei commissari (che possono anche essere diversi). Quanto proprio per l’aspetto sanzionatorio. Il potere di un’Autorità rità si estrinseca infatti soprattutto nella cogenza dei suoi provvedimenti sanzionatori: se questi finiscono tutti nel tritacarne del Tar del La- AUTHORITY zio, come succede spessissimo allAncitnust, BOCCIATA si legano le mani a chi svolge funzioni ne- DAL TAR, vralgiche a tutela dei consumatori. Nessu- MENTRE no dice che le Autorità debbano avere un PER PALAZZO potere supremo contro il quale le aziende o KOCH… le persone colpite non possano difendersi. Ma se i magistrati amministrativi, anziché limitarsi come dovrebbero alla correttezza formale dell’iter che ha portato alla multa, entrano nel merito del provvedimento, come ha spesso denunciato Cacricalà, si finisce per demolire tutto ciò che di buono ha portato nel sistema economico italiano l’opera costante di vigilanza svolta dall’Antitrust. Come fa un giudice amministrativo, si chiede Catricalà, a giudicare la correttezza di una decisione che è il frutto del lavoro di decine di funzionari, coadiuvaci dalla Guardia di Finanza, durato spesso mesi e finalizzato a dimostrare, tanto per Fare qualche esempio, comportamenti lesivi della concorrenza da parte delle compagnie di assicurazioni, delle banche o delle società petrolifere? In mancanza di una riforma che ponga rimedio a questo tipo di degenerazioni, l’Antitrust continuerà a essere una macchina che gira a vuoto. Senza dimenticare che i proventi delle multe, oltre a costituire un deterrente per i furbetti del mercato, contribuiscono sempre più al finanziamento degli organismi di vigilanza e, nei casi di pubblicità ingannevole, vengono usaci per rafforzare iniziative a favore della difesa dei consumatori. È mai possibile che nessuno voglia occuparsi di un tema così importante per il Paese e così poco controverso da poter essere approvato in men che non si dica e con il plauso pressoché unanime di tutto il Parlamento?

Fonte: Il Mondo del 25 marzo 2011

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