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Il metodo italiano è obsoleto

Il 24 gennaio, Astrid, Res Publica e Italia Decide hanno programmato un convegno su “Infrastrutture per lo Sviluppo”. L’evento avrà luogo alla Camera dei Deputati. C’è notevole attenzione in quanto il rilancio delle infrastrutture è uno dei tasselli essenziali della politica per la crescita attualmente in fase di preparazione. È naturale quindi che il Vice Ministro con delega alle infrastrutture, Mario Ciaccia, sfogli la più recente letteratura economica in materia. Tanto più che è un giurista ed un magistrato non un economista.
Il lavoro più fresco è il “Documento di Osservazioni e Proposte” sul tema approvato dall’assemblea Generale del Cnel il 14 dicembre. Contiene anche una rassegna problematica della letteratura e tra le conclusioni sottolinea che «è urgente aggiornare i parametri di valutazione ed i criteri di scelta deliberati dal Cipe negli anni Ottanta alla luce sia della evoluzione della teoria, della metodologia e delle tecniche di analisi sia delle esigenze della società quali appaiono in questo primo scorcio di Ventunesimo Secolo» e ribadisce che «il Cnel è pronto ad offrire l’apporto necessario nei limiti delle sue competenze».
Il parametro cruciale è il tasso di attualizzazione da utilizzare per la valutazione delle infrastrutture. A riguardo prezioso il lavoro completato a fine 2011 e per il momento diffuso unicamente ad una cerchia ristretta di economisti italiani in cui una squadra della Columbia University (Katherine Thompson, David Krants, e Elke U. Weber) e della Stanford University (David J. Hardisty) raffrontato, tramite esperimenti concreti, i tre metodi più diffusi. L’analisi quanto meno conferma le osservazioni del Cnel secondo cui quelli adottati in Italia sono ormai obsoleti.
Lo conferma l’ultimo documento della Banca mondiale Spending on Public Infrastructure: A Practictioner’s Guide, World Bank Policy Research Working Paper No 5905, curato da Cecilia BricenoGarmendia e Afua Sarkodie, un vero e proprio breviario fatto su misura non solo per amministrazioni pubbliche ma anche per società a partecipazione statale, con un’attenzione particolare alla Ppp (Public Private Partnership) ossia alla finanza di progetto (aspetto cruciale dei programmi italiani per la crescita). Utile, infine, un lavoro che viene dagli antipodi, dall’australian Journal of ManagementVol. 36 No.3, 2011 in cui Kenneth Clements dell’university of Western Australia affronta problemi sul tappeto anche in Italia: i ritardi nella realizzazione delle infrastrutture, la frequenti revisioni prezzi, la carenza di progetti effettivamente pronti da diventare cantieri. Il lavoro propone una catena alla Markov per fare sì che un investimento in infrastrutture avanzi da uno stadio progettuale ad un altro e suggerisce una serie di revisioni alla regolazione (australiana) per accelerare il flusso di progetti. Alcune paiono applicabili anche in Italia.

Fonte: Il Riformista del 13 gennaio 2012

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