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G8, Obama e Putin divisi sulla Siria

«Businesslike» è la parola che ti ripetono i consiglieri della Casa Bianca nel «briefing» sui retroscena dell’incontro tra Barack Obama e il presidente russo Vladimir Putin al G-8 in corso nel resort di Lough Erne, in Irlanda del Nord. «Businesslike», cioè il rapporto tra due leader che non hanno alcuna simpatia reciproca, che sono in profondo disaccordo su molte questioni ma che, nonostante ciò, riconoscono pragmaticamente di avere la responsabilità, davanti ai loro popoli e davanti al mondo, di tenere aperto il dialogo. Che viene condotto con la freddezza di due uomini d’affari.
LA QUESTIONE SIRIANA – In due ore di confronto serrato i due leader non hanno fatto progressi sostanziali sulla questione centrale, quella della Siria, con Mosca decisa a continuare ad appoggiare il regime di Assad, mentre gli Usa hanno appena annunciato un maggior impegno a fianco dei ribelli. Ma tanto Obama quanto Putin hanno detto di voler riaprire la strada verso una conferenza di pace a Ginevra, anche se qui gli ostacoli sono enormi: gli occidentali non posso sedersi al tavolo con un dittatore le cui mani sono sporche del sangue degli oltre 90 mila siriani uccisi durante la guerra civile. E gli insorti, messi con le spalle al muro dalla controffensiva dell’esercito di Damasco appoggiato da migliaia di «hezbollah» arrivati dal Libano, vogliono recuperare posizioni sul campo prima di avviare qualunque negoziato.
RAPPORTI TESI – Sulla Siria Obama rischia di ritrovarsi in trappola, ma nonostante ciò, il presidente ha deciso che andrà nella «tana dell’orso» russo compiendo una (per lui rischiosa) visita al Cremlino il 3 e 4 settembre, alla vigilia del G-20 di San Pietroburgo. Evidentemente per la Casa Bianca i rapporti con Mosca hanno un valore strategico che va ben al di là della battaglia di Damasco. E, infatti, ieri Obama, oltre a tentare invano di ammorbidire Putin durante una breve apparizione pubblica con una battuta su judo e basket, ha ringraziato la Russia per la collaborazione antiterrorismo offerta dopo l’attentato di Boston e ha spiegato che i due Paesi stanno comunque mettendo le basi per una nuova fase di cooperazione allargata: intensificazione dei rapporti commerciali, consultazioni più frequenti e a più alto livello su tutte le questioni strategiche e militari, collaborazione più stretta nella lotta al terrorismo, esplorazione della possibilità di un altro «round» di riduzioni bilanciate dei rispettivi arsenali nucleari. E, sempre a proposito di programmi atomici, la promessa di Putin di lavorare per disinnescare la minaccia nordcoreana e l’auspicio che, dopo le elezioni della scorsa settimana, anche da Teheran posano venire novità positive in questo campo.

Fonte: Corriere della Sera del 18 giugno 2013

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