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Dopo 4.000 giorni in Afghanistan. I dubbi americani della guerra più lunga

Afghanistan, una causa persa? Il dubbio serpeggia da tempo negli Usa e spunta qua e là nei commenti dei «columnist» dei quotidiani americani. Adesso è un analista inglese molto autorevole — Gideon Rachman delFinancial Times — a prendere il toro per le corna: «Cinque anni fa — ha scritto ieri — gli americani si rifiutavano di palare coi talebani. Adesso sono i talebani a rifiutarsi di parlare con gli americani. Questo dà l’idea di come sia cambiata la bilancia del potere in Afghanistan. L’intervento dell’Occidente è fallito. Con le truppe Nato che preparano il ritiro (entro il 2014), rimane solo da definire quanto sarà grave la sconfitta».
Un pugno nello stomaco che arriva proprio mentre il New York Times pubblica un sondaggio dal quale emerge che ormai oltre i due terzi degli americani (il 69%) sono contrari all’impegno militare in Afghanistan. Appena quattro mesi fa l’opposizione, benché forte (53%), non era così straripante. Ma gli umori stanno cambiando rapidamente e questo rende sempre più difficile per Obama e i suoi alleati arrivare a un disimpegno dignitoso e ordinato dalla «guerra giusta»: quella motivata, a differenza dall’attacco in Iraq, dall’esigenza di sradicare dal Paese dell’Asia centrale i gruppi terroristici che qui avevano creato rifugi e centri di addestramento. La corruzione dilagante nel governo di Kabul, che sperpera miliardi di dollari di aiuti dell’Occidente, e i numerosi casi di soldati Nato uccisi dai loro commilitoni afghani passati coi talebani, alimentano questa frustrazione. Il governo Usa pensa ancora di poter completare l’addestramento dell’esercito di Kabul trasferendogli il comando di tutte le aree del Paese, anche le più turbolente, in modo abbastanza ordinato. Per i generali del Pentagono è, poi, inevitabile che in un conflitto come questo ci siano infiltrazioni di insorti. Ma, come nota Rachel Maddow sul Washington Post, una guerra che dura da 4.000 giorni, la più lunga della storia americana, e che sembrava poter continuare indefinitamente, per inerzia, all’improvviso è divenuta un peso insopportabile. Anche se questo non provocherà un esodo anticipato delle forze Nato, si accentua il distacco tra l’Occidente e un governo di Kabul che dovrà vedersela col ritorno dei talebani e una possibile, nuova guerra civile.

Fonte: Corriere della Sera del 28 marzo 2012

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