• sabato , 18 Maggio 2024

Chi specula? I sospetti su fondi Usa e asiatici

Nervosismo alle stelle, contrattazioni sconvolte da errori i cui contorni restano ancora misteriosi, speculatori scatenati: ancora una giornata ad altissima tensione sui mercati, dall’Europa agli Stati Uniti, segnata da massicci interventi di «hedge fund» americani e cinesi che hanno attaccato l’area dell’euro e da una febbrile caccia ai colpevoli dell’«infarto» che giovedì pomeriggio ha colpito il sistema delle contrattazioni a Wall Street.
Risultato: crollo delle Borse europee, mentre a Wall Street si è ripetuto, anche se con picchi meno esasperati, il saliscendi di giovedì, con una chiusura in ribasso dell’indice Dow Jones che porta la perdita complessiva della settimana al 5,7 per cento. L’approvazione del piano economico d’emergenza da parte della Grecia e un aumento dell’occupazione Usa ad aprile che va ben oltre le più rosee aspettative avrebbero dovuto rasserenare gli investitori. Invece Barack Obama è stato costretto a intervenire per garantire che l’Amministrazione sta facendo di tutto per comprendere e contenere le anomalie emerse nel mercato Usa e per ribadire il suo appoggio al salvataggio della Grecia, perorato anche in una telefonata che il presidente americano ha fatto ieri mattina al cancelliere tedesco Angela Merkel. E quella appena conclusa è stata, sulle due sponde dell’Atlantico, la settimana finanziaria più instabile e drammatica dalla crisi finanziaria dell’autunno 2008. La sensazione è quella di un caos crescente che si sta impadronendo dei mercati, tra scossoni che derivano tanto dall’applicazione esasperata delle tecnologie informatiche alle contrattazioni quanto da massicci movimenti speculativi: i fondi vendono titoli dei Paesi europei considerati più deboli e corrono ad acquistare bond tedeschi. Un vento che diventa tempesta per l’effetto moltiplicatore degli strumenti della finanza derivata, col conseguente allargamento degli «spred» che misurano il rischio-Paese dei Paesi Ue finiti nel mirino. Ormai ricordano quelli degli anni 90: è come se il mercato fosse guidato da invisibili burattinai convinti che l’euro non esista più. Negli Stati Uniti sono in molti a non volere sentir parlare di limiti alla libertà di movimento dei mercati: gli operatori più sofisticati, dicono, possono anche essere definiti speculatori, ma sono comunque soggetti che vedono in anticipo quello che sta per accadere. Il punto è che acquisti speculativi che entro certi limiti vengono considerati fisiologici, hanno ormai assunto una velocità e dimensioni impressionanti. E servono ad attaccare non più una banca o una finanziaria che ha rischiato troppo ma Stati sovrani. Movimenti che sembrano ricalcare sempre più il copione della «congiura » contro l’euro che sarebbe stata architettata l’8 febbraio scorso a Manhattan in una riunione informale dei capi dei grandi «hedge fund».
Nessuno sa come rimettere sotto controllo i meccanismi di una finanza spietata, che fa ampio uso di strumenti virtuali. La gravità della situazione e le enormi difficoltà in cui si dibattono le autorità del mercato sono ben rappresentate dalla zuffa scoppiata ieri tra lo Stock Exchange e il Nasdaq, i due principali mercati Usa, che si rimpallano le responsabilità per quanto accaduto giovedì: una manciata di minuti nei quali l’indice Dow Jones ha perso quasi mille punti. Senza precedenti anche la decisione del presidente della SEC, Mary Schapiro, di cancellare i suoi impegni pubblici per dedicarsi a tempo pieno a cercare di decifrare, insieme al team investigativo dell’Authority, quello che è davvero accaduto nei minuti in cui il Dow Jones ha registrato lo scivolone più cospicuo di tutta la sua storia. L’ipotesi dell’errore di un operatore che ha venduto miliardi anziché milioni di titoli innescando un infernale meccanismo di liquidazioni, viene respinta seccamente da Citigroup, la banca sospettata di aver combinato il gigantesco pasticcio. Mentre i «poliziotti» della Sec, gli stessi che hanno incriminato Goldman Sachs, indagano, i gestori dei mercati studiano l’introduzione di nuovi meccanismi – i cosiddetti «circuit breaker» – per rallentare o bloccare le contrattazioni in momenti di crisi improvvise e ingovernabili. Giovedì per alcuni minuti il valore di società come Accenture e 3Mè stato addirittura pressoché azzerato. Il Nasdaq ha così deciso di giudicare nulle tutte le transazioni – circa 4.000 – realizzate in quella giornata e nelle quali i valori azionari sono calati di oltre il 60 per cento rispetto ai prezzi registrati alle ore 2.40 del pomeriggio, subito prima del diluvio. Bob Greifeld, amministratore delegato del Nasdaq, ha anche attaccato la decisione dello Stock Exchange che giovedì aveva rallentato le contrattazioni: «Fare una cosa simile in un momento di alta volatilità dei mercati dà agli operatori la sensazione che si stia fuggendo dalle proprie responsabilità ». Dura la risposta del capo della Borsa di New York, Duncan Niederauer, che ha negato di aver mancato ai suoi obblighi, ma il punto è che ancora ieri sera non c’era accordo nemmeno sull’origine dell’onda che ha sconvolto il mercato: per alcuni è partita dal mercato dei futures azionari, per altri dal «cash equity market».

Fonte: Corriere della Sera 8 maggio 2010

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