• giovedì , 23 Maggio 2024

Biden: il discorso sullo stato dell’Unione e altro

di Dario Laruffa

A dar retta ai sondaggi, la metà degli elettori democratici non gradirebbe che il presidente Biden si ricandidasse alla Casa Bianca nel Novembre 2024. E la metà degli elettori repubblicani non gradirebbe che si ricandidasse Donald Trump.

Invece, Trump ha già annunciato la sua ridiscesa in campo e Biden sta per Dafarlo. Nel 2024 Joe avrà 82 anni, Donald avrà 78 anni.

Ma la politica americana stenta a fornire alternative. Non fra i democratici, dove non è mai veramente brillata la stella della vice presidente Kamala Harris. Non fra i repubblicani, con il governatore della Florida Ron De Santis molto indietro rispetto a Trump, anche se manca ancora un anno all’inizio delle primarie che definiranno i candidati finali dei due partiti.

Ad ora, il destino di Biden sembra quello di fare le cose ma senza che ciò gli venga riconosciuto. Il suo gradimento è al 44,2%, molto basso e solo un poco più alto di quello (quattro anni fa) di Trump, che non è mai andato bene su questo fronte. Biden ha goduto di prevalenti giudizi favorevoli solo sino all’agosto 2021, i primi 8 mesi alla Casa Bianca. Eppure ha superato la pandemia, riportato la disoccupazione al 3.5 per cento, contenuto l’inflazione al 6.5 per cento, miglior performance fra i grandi Paesi. Non basta.

Trump punta sull’usato sicuro: non rinuncia a esternare pur di esternare. Prendiamo il presunto pallone spia cinese che ha solcato i cieli americani. Inizialmente aveva detto che mai qualcosa del genere sarebbe potuta accadere con lui presidente. Il Pentagono però non ha potuto tacere: “Hei Donald, guarda che per tre volte palloni spia cinesi volarono sul territorio Usa durante la tua presidenza”. Poco male, si cambia dichiarazione: la nuova versione trumpiana è che il pallone non andasse abbattuto (come è stato) ma catturato e usato per negoziare “il più grande affare della storia”. E avanti così.

Per invertire la rotta dei consensi Joe Biden punta sull’affidabilità della proposta politica e sui risultati di un possibile dialogo aperto con i repubblicani non ultras trumpiani. I repubblicani hanno in mano ora la maggioranza della Camera e paiono per nulla disposti a compromessi.

Ma Biden potrà sempre rivendicare: “non ditemi che non ci avevo provato”. Significativo il suo discorso sullo Stato dell’Unione che ha pronunciato a Washington la scorsa notte davanti alle Camere riunite.

Si è voltato scherzando verso il nuovo speaker (presidente) repubblicano della Camera, Kevin McCarthy: “non voglio rovinare la tua reputazione ma non vedo l’ora di lavorare con te. La lotta, il potere per il potere, il conflitto per il conflitto non ci portano da nessuna parte. Questa è sempre stata la mia visione per il paese: ripristinare l’anima della nazione, ricostruirne la spina dorsale, la classe media, per unire il Paese”.

L’appello non avrà esito. I repubblicani hanno l’ascia di guerra dissotterrata perché vogliono rendere durissima la vita a Biden nei prossimi due anni.
A cominciare dall’intesa fra i partiti e con l’Amministrazione, intesa necessaria per innalzare il tetto del bilancio pubblico e consentire così che la macchina federale non si fermi. I repubblicani chiedono tagli alla spesa sociale, la battaglia sarà aspra.

Il discorso del 2022 fu dominato dall’aggressione russa all’Ucraina. Questa volta, in 73 minuti, ha prevalso la politica interna. In politica estera, Biden si è limitato a confermare l’impegno “a restare al fianco dell’Ucraina finche’ necessario” e ha avvertito la Cina: l’America risponderà ad ogni minaccia alla sua sovranità che giunga da Pechino.

Conferme indirette anche per noi europei. La politica America First in versione bideniana non cambia: il materiale per i progetti federali sarà rigorosamente “made in Usa”. Il dibattito nel vecchio continente su come rispondere a questo protezionismo di Washington è aperto.

E se la crisi climatica è una “minaccia esistenziale”, Biden ammette che “avremo ancora bisogno di petrolio e gas per un po’”: calorosi applausi dei repubblicani.
E’ un’America politica così: c’è chi non vuol sentire parlare di dialogo e chi ne parla, ma non ci crede.

Fuori, la società rimane ripiegata, non ovunque e sempre, ma spesso: violenza urbana, problemi degli anziani, minoranze intimorite, donne minacciate nel diritto all’interruzione di gravidanza.

In America, la destruction-economy è uno dei trend più lucrosi su youtube. Fanno milioni a palate e contatti a bizzeffe canali video come Hydraulic Press Channe”, o Will it blend?.
Mostrano come distruggere di tutto, con una pressa o nel frullatore, da macchine di lusso a cellulari. Sarà un caso, certamente.

(Adige e l’Alto Adige, 08/02/2023)

Fonte: Adige e l’Alto Adige, 08/02/2023

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