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2011,l’anno della Quaresima scarsa crescita, tanti debiti

Le previsioni degli esperti registrano una sostanziale unanimità.Preoccupano la perdurante disoccupazione e la lentezza
delle riforme. Ma in ogni caso il mondo non sprofonderà in una nuova recessione globale.Sarà l’anno delle materie prime, di quelle energetiche, ma anche alimentari e industriali.

Meno crescita per tutti. Salvo che per gli Stati Uniti dove l’economia camminerà spedita, alimentata però ancora dal debito. La Cina continuerà a correre ma meno che negli ultimi dodici mesi, a causa dei previsti irrigidimenti della politica monetaria che saranno messi in atto per contenere l’inflazione e bloccare la formazione di nuove bolle. L’Europa pagherà il prezzo di politiche economiche restrittive nel Regno Unito e praticamente in tutti i paesi dell’area euro, con drastici tagli di spesa pubblica nei paesi cosiddetti ‘periferici’. Tutto questo è quanto prevedono, con una sostanziale unanimità, gli editorialisti del nostro giornale su queste stesse pagine, con la rimarchevole aggiunta di Nouriel Roubini nell’intervista pubblicata a pagina 4, proprio l’economista che più di ogni altro si era distinto per pessimismo, tutt’altro che infondato, nei difficili anni che ci lasciamo alle spalle. L’economia mondiale nel 2011 avrà quindi un motore americano vivace per quanto un po’ “drogato”, e dai Bric un contributo minore rispetto agli ultimi dodici mesi. Ma tutto questo non farà sprofondare il mondo in una nuova recessione globale. L’Europa galleggerà e la Germania, che ha corso per tutto il 2010, rallenterà. A tenere banco saranno ancora i debiti sovrani di Portogallo, Grecia, Spagna, ora anche Belgio, forse Italia ma soprattutto Irlanda, anche per le elezioni di primavera che potrebbero cambiare il quadro politico. Sarà l’anno delle materie prime, energetiche (in particolare il carbone promette faville), ma anche alimentari e industriali. La crescita dei loro prezzi potrebbe muovere un po’ l’inflazione anche nei paesi industrializzati, scatenando discussioni sull’opportunità di mantenere i tassi di interesse ai bassissimi livelli attuali: vincerà la paura, non dell’inflazione ma di aumentare ulteriormente la pressione sui debiti sovrani e di rallentare ulteriormente la già bassa crescita economica. In qualche paese potrebbero aumentare le tensioni sociali. Usciremo dal 2011 forse con i conti un po’ più in ordine in Europa e certamente più in disordine negli Stati Uniti. L’evoluzione positiva sarà l’aumento della domanda interna in Germania e in Cina, con benefici effetti sugli squilibri delle bilance commerciali. I due problemi chiave di questi tempi travagliati, il debito nei paesi industrializzati e la disoccupazione, saranno ancora lì, in attesa di soluzione.

Fonte: Affari e Finanza del 20 dicembre 2010

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