• martedì , 20 agosto 2019
Sfida hi-tech europea per le imprese italiane

Sfida hi-tech europea per le imprese italiane

“Se oggi solo 5 delle 40 più grandi imprese a livello globale sono europee allora c’è qualcosa che non va”: è l’allarme lanciato a margine del “Manifesto franco-tedesco per una politica industriale europea adatta al 21° secolo”, firmato lo scorso 19 febbraio dai ministri delle finanze e dell’economia Le Maire e Altmaier.

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Più risorse al digitale per creare campioni europei

Più risorse al digitale per creare campioni europei

Il richiamo di Ignazio Visco al fatto che “L’Italia ha risposto con ritardo alla rivoluzione tecnologica” (Considerazioni finali, pag. 11) riflette una particolare sensibilità del Governatore, già dai tempi in cui era capo-economista dell’OCSE e in diversi libri recenti, al ruolo fondamentale degli investimenti in conoscenza e capitale umano nello sviluppo della produttività e del benessere dei paesi.

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Un’Ice dinamica al servizio delle eccellenze

Un’Ice dinamica al servizio delle eccellenze

Nell’intervista di Carmine Fotia di martedi scorso su questo giornale al neo presidente dell’Ice Carlo Ferro (“Useremo la blockchain per tutelare il Made in Italy”) emerge un ampio spettro di obiettivi di azione, giustamente centrati sulla digitalizzazione come strumento per potenziare le piattaforme esportative delle imprese.

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Dazi, catene globali del valore e il (doppio) boomerang di Trump

Dazi, catene globali del valore e il (doppio) boomerang di Trump

L’avvicinarsi delle elezioni a medio termine sta portando Trump a enfatizzare il suo “America First” proponendo di alzare pericolosamente la soglia delle mosse protezionistiche contro le presunte “pratiche commerciali sleali”della Cina (Sezione 301 del Trade Act del 1974), con dazi che dagli attuali 50 miliardi di dollari arriverebbero a colpire quasi la metà dei circa 500 miliardi di merci importate da quel paese.

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Delocalizzare è cattivo?

Delocalizzare è cattivo?

Con un governo e un parlamento animati di sacri ardori in difesa della “italianità” è facile scrivere leggi che scoraggiano potenziali investimenti produttivi dall'estero

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La rinascita (fruttuosa) dell’Ice?

La rinascita (fruttuosa) dell’Ice?

Nel luglio 2011 una incredibile improvvida legge dell’allora governo Berlusconi stabilì che l’Ice era un ente inutile e pertanto andava soppresso, dimenticando che non esiste paese industriale privo di una o più agenzie governative preposte al sostegno organizzativo e finanziario ai processi di internazionalizzazione delle imprese, particolarmente le PMI e le loro rappresentanze di categoria. Bastarono fortunatamente pochi mesi perché il nuovo governo Monti riparasse la falla facendo risorgere sotto il nuovo nome una “Agenzia Ice-Italian Trade Agency”.

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E’ l’ora dello Stato catalizzatore

E’ l’ora dello Stato catalizzatore

“Finalmente l’Europa s’è desta” scriveva su questo giornale Adriana Cerretelli commentando il rapporto Juncker sullo stato dell’Unione. In realtà, almeno a parole, da quasi un decennio la Commissione Europea produce documenti che esortano gli Stati membri a disegnare politiche di sviluppo industriale nell’ottica di Horizon 2020, sempre più imperniate sulla digitalizzazione di industria e servizi per un rilancio dell’industria manifatturiera.

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Se flessibilità è sinonimo di realismo

Se flessibilità è sinonimo di realismo

Finalmente dalla Commissione UE sembra emergere un’apertura all'invito di Padoan e altri tre ministri finanziari dell’Eurozona (Francia, Spagna, Portogallo) a riflettere criticamente sulla “fallacia del metodo di calcolo del deficit strutturale” che in base al Fiscal Compact dovrebbe misurare quanto il singolo paese rispetta o non rispetta la disciplina promessa (lettera del 4 maggio al vicepresidente Dombrovski e al commissario Moscovici).

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