La Cina può giocare un ruolo di stabilizzazione nei futuri equilibri politici

Di fronte alla imprevedibile e dirompente politica estera di Trump nel suo secondo mandato i mercati di tutto il mondo trattengono il fiato, in attesa della prossima versione generalizzata della guerra dei dazi, dell’auspicato armistizio Russia-Ukraina tra lo zar Putin e l’eroico resistente Zelensky, di annunci e smentite di minacce di guerra (Iran), di improbabili autocandidature unilaterali (Board of peace) per forzare la convivenza di Israele e Palestina nei medesimi territori.

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La Russia segnata dalle conseguenze del conflitto

Non basta essere gigante energetico, terzo produttore al mondo di petrolio-gas dopo Usa e alla pari con l’Arabia Saudita, per essere gigante geo-economico-politico-militare-tecnologico. L’esito del conflitto russo-ukraino dipenderà molto dalle minacce e dalle azioni concrete di Trump e in minor misura dell’Europa.

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Segnali di schiarita ma anche tanto caos

Dopo settimane in cui si sono accumulate confuse notizie sulle bellicose intenzioni americane circa una vera e propria guerra dei dazi minacciata (e in parte già inaugurata) nei confronti di Cina, Ue e Resto del Mondo, la silenziosa dolente scomparsa di Papa Francesco nella settimana pasquale sembra accompagnarsi ai primi timidi segnali di ripensamento di Trump e conseguenti aspettative di risposte diplomatiche per allontanare lo spettro di una recessione globale.

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Quattro idee per ribattere al “Liberation day”

In attesa delle prossime (purtroppo imprevedibili) mosse di Trump, vediamo qualche punto di una possibile agenda dei governi europei. Primo, mettere sul piatto della bilancia dei prossimi negoziati un rapido avvicinamento delle spese per la Difesa verso il 2% del Pil minimo per i singoli paesi Ue: un obiettivo da calibrare nel quadro della Nato a fronte dell’impegno a concordare una programmazione congiunta di un graduale disimpegno statunitense dalle basi militari Usa in Europa.

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