• giovedì , 23 Maggio 2024

Parte Italo, molto resta indietro

«La sfida è sulla qualità del servizio!», ha dichiarato instancabile Luca Cordero di Montezemolo alla presentazione del suo Italo, il nuovo treno che rompe il monopolio delle Fs sull’alta velocità. Ho fatto il viaggio inaugurale nel tratto Roma-Napoli -Roma, e in effetti, vuoi per le carrozze fiammanti, vuoi per la parata di giovani e sorridenti hostess con modi da grande albergo, si respirava un’atmosfera da viaggio sull’Orient-express – un viaggio nell’immaginario di un paese come si vorrebbe che fosse. Effetto straniamento accresciuto dal fatto di inoltrarsi in una stazione, la Tiburtina (nuova di zecca anch’essa), in una solitudine quasi inquietante. Se sul tabellone avessero indicato per la partenza il binario 15Bis, stile Harry Potter, nessuno si sarebbe stupito.
Tempo? Un’ora scarsa di viaggio («Ma si potrebbe fare anche in 50 minuti», sostiene l’amministratore delegato Giuseppe Sciarrone), durante la quale ci si collega ottimamente e gratuitamente con Internet (con un vantaggio, rispetto all’analogo servizio Fs, che la password personale che si ottiene la prima volta per connettersi, non scade mai), dove si sfoglia l’edicola dei giornali, si guarda Sky e i film Medusa (perché solo loro?). Peccato che sia impossibile usare il cellulare. Non per colpa di Italo, naturalmente: i viaggi in treno sono tutti una via crucis per chi deve protrarre la conversazione per più di 20 secondi. Cade, richiami, cade richiami, per chissà quante volte. Prima riflessione: peccato che così tanta modernità online venga sciupata dalla defaillance delle linee telefoniche. Non è possibile mettere qualche ripetitore in più?
Merita una notazione anche la durata del viaggio: non solo sul Roma-Napoli, ma anche sul Roma-Milano, i tempi si allineano a quelli dei treni delle Ferrovie. Come mai? Sospettare una bieca azione anti-concorrenziale da parte della società che gestisce il traffico (Rfi, che dipende proprio da Fs)? Interrogato, Sciarrone non accusa, ma ammette che i tempi potrebbero essere più brevi, solo che per la rete è più facile gestire treni che vanno tutti alla stessa velocità.
Seconda riflessione: possibile che la gestione di una rete di quella entità (e di notevoli investimenti) si confonda se i treni che viaggiano sulla stessa linea hanno velocità diverse? Come mai in una stazione svizzera parte o arriva un treno ogni tre secondi senza turbare la stabilità del sistema?
Infine: uscendo dalla stazione, sul piazzale, ci si trova di fronte a una barriera di ferro e cemento che impedisce di salire sui taxi che attendono proprio dall’altra parte dell’ostacolo i viaggiatori. Qualcuno scavalca, molti sono obbligati ad andare in cerca di un varco, cento metri più in là, e a tornare per altri cento metri indietro, per essere raccolti da un tassista che sostiene che deve restare incollato al parcheggio che è stato loro assegnato.
Riflessione finale. È inutile che ci irritiamo se Woody Allen ci dipinge, nel suo ultimo film, come l’Italietta anni Sessanta, tutta canzone e pittoresco. Perché così in giro per il mondo non si accorgono che siamo molto peggio.
Detto questo, tanti auguri a Italo.

Fonte: Stakeholder del 23 aprile 2012

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