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Draghi:”La ripresa mondiale c’è, ma resta debole ed esposta a rischi

«La ripresa economica mondiale c’è ma è più modesta e più debole che in altre occasioni e non è uniforme: i mercati emergenti crescono più rapidamente, ci sono paesi in Europa che crescono più rapidamente di altri ed è esposta a rischi che dobbiamo affrontare».Il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha fatto il punto sulla congiuntura internazionale durante la conferenza stampa dedicata a spiegare quello che sarà il piatto forte del prossimo vertice dei capi di Stato e di Governo a Seul sul terreno delle azioni per garantire che il sistema finanziario internazionale sia in futuro meno vulnerabile.
Si tratta del pacchetto di misure messe a punto dal Financial stability board per il rafforzamento dei ratios di capitale e di liquidità del sistema bancario (Basilea tre), la cornice di direttive per le istituzioni creditizie a rilevanza sistemica (i troppo grandi per fallire), i principi per ridurre la dipendenza dei mercati dalle agenzie di rating, nonché le raccomandazioni per accrescere i poteri delle autorità di supervisione e il piano per cominciare a riportare sotto controllo i derivati over the counter.
Un piano d’azione, frutto di due anni di lavoro dell’organismo che riunisce i rappresentanti dei ministeri delle banche centrali e degli organismi omologhi delle Consob dei paesi del G-20, di cui Draghi è presidente, e che ieri ha ottenuto il pieno endorsement del G-20 finanziario. Draghi, si è detto «molto fiducioso» sulla possibilità che le proposte dell’Fsb vengano adottate a Seul l’11-12 novembre.
«Uno dei rischi per la ripresa mondiale – ha spiegato il Governatore – è il persistere degli squilibri di bilancia dei pagamenti, che sono cresciuti negli ultimi tre mesi e che continuano a crescere. È molto importante – ha sottolineato il Governatore – che questi squilibri siano affrontati all’interno di uno schema di cooperazione multilaterale a 20 paesi».
Per far fronte ai tanti aspetti che possono tramutarsi in una minaccia per la crescita internazionale (Draghi ha citato tra questi anche la fragilità nel settore finanziario, il persistere degli squilibri globali e la necessità di andare avanti sul terreno della sostenibilità fiscale) «non c’è altra strada – afferma – che la cooperazione multilaterale». E sotto questo profilo il Governatore è ottimista: «C’è una sensazione comune che si deve andare in questa direzione, perché dalla collaborazione derivano vantaggi per tutti, mentre dalla mancanza di cooperazione derivano svantaggi per tutti».
.A chi chiede se il crescente divario di crescita fra la Germania e gli altri paesi europei non possa in futuro rappresentare un problema, il Governatore si limita a ribadire un punto di vista più volte ribadito: «Per crescere come la Germania dobbiamo fare come la Germania», vale a dire agire con decisione sul terreno delle riforme strutturali, conciliando rigore e sviluppo.
Qualcuno domanda se è d’accordo con le critiche espresse dal presidente della Bce, Jean Claude Trichet confronti dell’accordo raggiunto in Europa sul nuovo patto di stabilità . Anche in questo caso, la risposta è asciutta: «La posizione del Governing council – osserva il Governatore – è che il documento è debole».
Nella conferenza stampa internazionale, il presidente del Fsb ha spiegato anche che la decisione su quali in effetti siano le banche da considerarsi a rilevanza sistemica, cioè quelle in grado di generare generare ripercussioni globali in caso di crac e quindi oggetto di maggiori limiti e norme, «sarà un processo trasparente» e i diversi paesi potranno scegliere diversi strumenti per rafforzare il capitale e limitare i rischi, ma all’interno, però di «un unico quadro di riferimento».
Entro l’anno, inoltre, il Comitato di Basilea definirà gli indicatori per definire le classi di asset più rischiose; invece l’individuazione delle banche sistemiche sarà fatta dalle varie autorità di supervisione di ciascuna giurisdizione e non a livello centralizzato dal Comitato di Basilea, con una propria valutazione che tenga conto del modello di business, della quota di trading e di altri parametri essenziali. Le ultime stime diffuse sul mercato parlavano di una lista di cinque o sei grandi istituti a livello mondiale definibili “sistemici”.

Fonte: Sole 24 Ore del 24 ottobre 2010

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