• venerdì , 24 Maggio 2024

Draghi stampa moneta: i 2 rischi di una decisione giusta

Per la prima volta da quando la crisi economica ha colpito le sue economie e le sue istituzioni, l’Europa è riuscita a fare la cosa giusta per invertire la sfiducia e la depressione economica che l’ha colpita fino a metterne in discussine l’utilità.
Quella enorme quantità di denaro che inonderà i quindici paesi dell’area euro, finchè lo spettro della deflazione non sarà scacciato e l’inflazione non sarà tornata al fisiologico 2%, potrebbe avere l’effetto della benzina sulla semispenta brace dell’economia europea.

Ed il fatto che a decidere sia stata la Banca Centrale Europea di Mario Draghi, un’istituzione che ha obiettivi chiari ed uno solo che comanda, la dice lunga sul perché politica abbia balbettato finora, prigioniera dei suoi bisticci egemonici nazionali.

La decisione di acquistare titoli per 60 miliardi di euro al mese, per il 20% a carico del bilancio della BCE, cioè di tutti i Paesi europei che la controllano, e per l’80% a spese delle singole banche centrali, non è solo il prezzo pagato per convincere la riottosa Germania, ma è anche il corretto modo per sollevare i paesi debitori dalla morsa del rigore, senza illuderli che possono smettere di perseguirlo.
Per l’Italia ciò significa che non cessiamo di aver bisogno di fare riforme strutturali, anche se lo spauracchio dello spread non sarà più lì con il dito puntato a minacciarci se non le avremo fatte. Tuttaltro, saremo ancora più responsabilizzati nel realizzarle, perché non avremo più l’alibi della stretta monetaria che ne rende difficile l’avvio.

I tassi di interesse continueranno ad indicare le differenti condizioni monetarie nei diversi paesi dell’area Euro , e ciò sarà la corretta modalità di indicare l’intensità e la velocità con cui renderemo l’economia italiana ed il sistema paese più attraente rispetto alle altre aree europee.

Che impatto avrà la decisione sull’economia italiana?

L’immediata e certa conseguenza si realizzerà sui bilanci delle banche. Saranno loro a vendere alla BCE (che acquista stampando moneta), i titoli pubblici (con alcuni limiti), le obbligazioni bancarie convertibili, (covered bond), gli strumenti finanziari espressione delle cartolarizzazioni di debito (ABS), che attualmente hanno in portafoglio. E sarà con quei 20 miliardi di euro al mese in più che le banche italiane potranno far credito alle famiglie ed alle imprese, se queste ultime chiederanno prestiti per consumare o investire di più.

Non è automatico che famiglie e imprese investano e consumino solo perché le banche hanno più denaro per finanziarle, occorrerà dell’altro perché ciò avvenga; ma almeno le banche, alleggerite dalla zavorra, saranno in migliori condizioni per farlo.

Sciolto il nodo della quantità di moneta disponibile (quantitative easing significa proprio questo), ne resta da sciogliere ora uno non meno importante e per noi decisivo.
Ovvero come fare in modo che questa nuova grande massa di denaro disponibile presso le banche non resti inutilizzata nelle loro casseforti e fluisca invece all’economia reale attraverso domanda di investimento da parte delle imprese o domanda di consumi o mutui da parte delle famiglie.

Servirà al riguardo che una forte iniezione di fiducia da parte dei governi nazionali si aggiunga alla iniezione quantitativa di fiducia monetaria apportata dalla Banca Centrale Europea.

Se mancasse questa spinta alla fiducia, che si realizza con decisioni di politica economica ma anche con riforme che apparentemente non hanno nulla a che vedere con l’economia (giustizia, concorrenza, corruzione, burocrazia, tecnologia) , il rischio è che il “denaro facile” stampato dalla BCE prenda due direzioni che non servono alla crescita economica ed al riassorbimento della disoccupazione: la Borsa e gli immobili, con conseguenti fiammate speculative fatte solo di ricchezza finanziaria o immobiliare.
Il Paese ha invece bisogno di recuperare il 25% di produzione industriale bruciata dai sette anni di crisi che abbiamo alle spalle, non di finanza allegra o creativa a basso costo.

Bruno Costi

24/1/2015

Fonte: 24 gennaio 2015

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