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Draghi: avanti subito con la riforma della finanza

«La piena e coerente attuazione a livello internazionale delle riforme sulle quali è stato raggiunto un accordo sarà essenziale perché esse abbiano l’impatto desiderato sulla stabilità finanziaria globale. Il processo di attuazione a livello nazionale e regionale è a buon punto, come mostrato in dettaglio nei rapporti che vi sono stati sottoposti. Ma molto ancora rimane da fare; il vostro forte e continuo sostegno sarà necessario per portare a termine i cambiamenti richiesti a livello legislativo e regolamentare». Con queste parole il governatore della Banca d’Italia e presidente del Financial stability board, Mario Draghi, come anticipato ieri dal Sole 24 Ore, si è rivolto ai leader del G-20 nella sua lettera, per sollecitarli a non abbassare la guardia sulla strategia di riforma della finanza internazionale.
Nella cena dei capi di stato e di governo è subito apparso abbastanza chiaro che la riscrittura delle regole finanziarie disegnata dall’organismo guidato dal governatore della banca centrale italiana, insieme alla riforma dell’Fmi, sono i soli terreni sui quali in questo momento è possibile trovare un minimo denominatore comune fra i paesi di vecchia e nuova industrializzazione.
E,tutto sommato, per un paese come il nostro, come sempre assorbito nelle sue crisi, il sostegno del G-20 al Fsb, che verrà suggellato dal comunicato finale, è un elemento di rilievo della presenza italiana al vertice; forse, il solo. «Al summit di Seul – ricorda nella sua lettera Draghi – saranno presentati due elementi fondamentali del programma di riforma lanciato a Washington, relativo alla creazione di un sistema finanziario più solido e alla riduzione a livello globale del rischio sistemico: un quadro globale rafforzato per il capitale e la liquidità delle banche e un quadro esaustivo delle politiche volte ad affrontare i rischi di moral hazard associati alle istituzioni troppo grandi (o complesse) per fallire». Sulla questione delle Sifi (le istituzioni finanziarie a rilevanza sistemica) aveva espresso con chiarezza il suo punto di vista, nella mattinata di ieri, durante il Business summit,il cancelliere tedesco.
Angela Merkel ha detto di «non essere ancora del tutto soddisfatta» riguardo ai piani del G-20 per ridurre i rischi comportati dalle “systemically important financial institutions”: per il capo del governo tedesco occorre una cornice regolatoria a livello internazionale che costringa i creditori a sostenere i costi di eventuali futuri salvataggi di una banca. «Ci può essere qui un conflitto fra gli interessi del mondo finanziario e quelli dei politici – ha ammesso Merkel – ma non possiamo ogni volta spiegare ai nostri elettori che i contribuenti rischiano di pagare di tasca propria per certi rischi, al posto di quelli che guadagnano grandi quantità di denaro proprio prendendo questi rischi». Va detto, peraltro, che il primo “pilastro” del piano d’azione sulle Sifi che verrà ratificato quest’oggi dal G-20 è proprio la necessità di predisporre, in ciascun paese, un apparato istituzionale che permetta la liquidazione di una Sifi senza che il sistema finanziario mondiale corra rischi e senza che si debba attingere al denaro pubblico. Inoltre, secondo quanto riportato ieri dal Financial Times, subito dopo la conclusione del vertice coreano, verrà annunciata dal Fsb la costituzione di un gruppo sovranazionale di controllori che garantisca l’enforcement della nuova normativa per i “troppo grandi per fallire”, vigilando sul fatto che queste banche vengano trattate in tutti i paesi nello stesso modo dalle autorità nazionali.

Fonte: Sole 24 Ore del 12 novembre 2010

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