• domenica , 19 Maggio 2024

Concorrenza e infrastrutture per rilanciare la crescita

Va bene la stabilità, ma non si può trascurare la crescita. E non è detto che i due obiettivi non possano essere perseguiti contemporaneamente. Con una lettera al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy l’ex-presidente del consiglio Giuliano Amato e gli economisti Richard Baldwin (Cepr), Daniel Gros (Ceps), Stefano Micossi (Assonime) e Pier Carlo Padoan (Ocse) propongono una nuova governance per l’Europa. E in vista del Consiglio europeo del 16-17 dicembre a Bruxelles suggeriscono una linea di politica economica più orientata allo sviluppo senza rinunciare all’aggiustamento dei conti pubblici.
Il «patto politico per una crescita sostenibile» deve comunque partire dalla riforma del Patto di stabilità e crescita: anziché puntare sulle sanzioni a chi sgarra, è importante prevenire gli sforamenti dei bilanci. La Commissione Ue deve poter lanciare allarmi tempestivi e rendere pubbliche raccomandazioni e analisi senza interferenze dannose del Consiglio (l’organismo di cui fanno parte i premier nazionali). A “certificare” l’andamento delle finanze pubbliche nei singoli paesi dovrebbero essere autorità indipendenti dal potere politico.
Il secondo punto riguarda la gestione delle crisi. Il nuovo meccanismo dovrebbe basarsi sull’impegno a non «salvare banche e debitori sovrani dai loro errori». Ovvero, le banche possono fallire ma le procedure devono essere gestite dalle autorità di vigilanza (come fa la Fdic negli Usa o la Banca d’Italia) che separano quanto c’è di valido dalle attività senza valore penalizzando così tutti i creditori tranne i depositanti assicurati. Serve inoltre un Fondo monetario europeo «capace di intervenire a stabilizzare i mercati in fasi di forte instabilità», con il potere di imporre «adeguate misure correttive» alle banche e agli Stati che facciano ricorso al suo sostegno.
Fin qui la stabilità. E lo sviluppo? L’Europa soffre di scarsa crescita della produttività e della domanda interna. Per ripartire ha bisogno che i redditi e la domanda interna aumentino.La strada maestra sono le riforme strutturali, in particolare «occorre aprire alla concorrenza e alla piena libertà di circolazione tutto il comparto dei servizi»: grandi reti energetiche, di trasporto e di telecomunicazione, distribuzione, costruzioni, servizi finanziari, professioni. Dopo la crisi del 2001 «l’agenda di Lisbona – scrivono Amato e gli economisti – è stata ampiamente ignorata e la Direttiva Servizi è stata accuratamente confezionata per addomesticare gli effetti liberalizzatori». Il rapporto “Una nuova strategia per il mercato unico” che Mario Monti ha consegnato al presidente della Commissione Ue Manuel Barroso contiene la lista dei «cambiamenti regolamentari che spezzerebbero le catene che frenano la crescita dell’Europa e negano qualsiasi miglioramento degli standard di vita della popolazione attiva».
Infine serve una «ripartenza» nelle infrastrutture, individuando una «nuova lista di priorità»: basta con i mille progetti nazionali in cui sono stati frammentati i Ten (Trans european networks), le risorse vanno concentrate sulle strozzature che impediscono al mercato interno di funzionare. È qui che servono gli Union bond: assicurare massicci finanziamenti al minor costo possibile per la realizzazione dei progetti infrastrutturali. Toccherebbe a una Superbanca nata dalla fusione tra Bei (Banca europea degli investimenti) e Bers (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo) far decollare un mercato di titoli a lunghissima scadenza, molto liquido dati gli importi che si potrebbero collocare. Un approccio, dunque, diverso da quello degli E-bond lanciati dal premier belga Jean-Claude Juncker e dal ministro dell’Economia italiano Giulio Tremonti che servirebbero soprattutto a stabilizzare il mercato dei titoli di Stato dopo le tempeste degli ultimi mesi.
Se si vuole una svolta vera, «c’è un urgente bisogno di aumentare il tasso di crescita dell’Unione europea – scrivono Amato e gli economisti a Van Rompuy – e il consolidamento fiscale, per quanto importante, non sarà sufficiente».

Fonte: Sole 24 Ore del 7 dicembre 2010

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