• domenica , 21 Luglio 2024

Dieci miliardi per Pmi

Dieci miliardi a sostegno dell’attività delle piccole e medie imprese. Ma pronti a rinnovare il sostegno con un terzo plafond. Cdp e Abi hanno presentato ieri la nuova convenzione, siglata lo scorso primo marzo, che mette a disposizione delle banche un plafond da 10 miliardi per sostenere le piccole e medie imprese. Di questi fondi due miliardi saranno destinati per i crediti verso la Pubblica amministrazione.
I finanziamenti, anche sotto forma di leasing finanziario, sono legati a investimenti o a esigenze di incremento del capitale circolante delle imprese. Le scadenze dei finanziamenti sono a tre, cinque, sette e dieci anni e il nuovo plafond opera in sinergia con i principali strumenti di garanzia pubblica disponibili, vale a dire il Fondo centrale di garanzia, la Sace e l’Ismea. Questo strumento va a sostituire il plafond da 8 miliardi attivo dalla fine del 2009 e pressoché interamente erogato. La provvista della Cassa depositi e prestiti è stata impiegata, dal 2009 in poi, in favore di circa 42mila piccole e medie imprese anche grazie a una vasta adesione da parte delle aziende di credito. Hanno infatti aderito a quella iniziativa 108 banche pari al 76% del totale in termini di sportelli e al 92% in termini di quote di mercato.
Il secondo plafond, che ammonta a due miliardi e riguarda i crediti verso la Pubblica amministrazione rappresenta invece un debutto: l’obiettivo è fornire un sostegno al sistema delle Pmi in difficoltà per via dei ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni (Pa), attraverso una iniezione di liquidità da parte del sistema bancario in grado di riattivare la dinamica delle spese di investimento.
I finanziamenti in questo caso hanno la durata di un anno e potranno riguardare operazioni di cessione “pro-soluto” di crediti delle imprese certificati dalle Pa (una cessione di credito si dice pro-soluto quando il cedente, nel trasferire il diritto sul credito posseduto al cessionario, è tenuto a garantire la sola effettiva esistenza del credito, ma non è obbligato in nessun modo a garantirne la solvibilità, ndr) secondo i termini previsti, peraltro, anche dal decreto salva Italia. I crediti ceduti, dovranno essere pagati dalle pubbliche amministrazioni debitrici entro e non oltre 12 mesi dalla relativa data di certificazione. Dalle operazioni sono in ogni caso i esclusi i debiti sanitari. «La Cassa depositi e prestiti – ha commentato il presidente Franco Bassanini – è fortemente impegnata per fare quanto può a sostegno dell’economia e della crescita e l’accordo di oggi è di notevole rilievo in questa direzione». Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso anche l’amministratore delegato di Cdp, Giovanni Gorno Tempini, secondo il quale «il ruolo della Cdp è sempre più rilevante nel sostegno all’economia. In questo ambito, il supporto alle imprese è uno degli aspetti più importanti sul quale siamo già operativi attraverso il fondo strategico italiano e le attività di debito. Il primo accordo – ha aggiunto – ha avuto risultati molto significativi e siamo fiduciosi che questo nuovo strumento venga ben recepito avendolo migliorato dal punto di vista dell’efficienza». Con il nuovo plafond, ha precisato Gorno Tempini, il totale messo a disposizione dalla Cdp sale a 18 miliardi e la Cassa è pronta a rinnovare questo strumento non appena sarà andato ad esaurimento. «Auguriamoci di essere presto qui– ha concluso– per parlare di un terzo plafond».
«La convenzione di oggi – ha poi sottolineato il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini – viene guardata con grande interesse dalle banche dopo la massiccia adesione a quella precedente. Le banche ritengono questa collaborazione come lo strumento che va oltre la fase emergenziale rendendolo più strutturale per finanziare investimenti a medio-lungo termine. Siamo sicuri – ha aggiunto – che ci sarà una massiccia adesione visto che questa convenzione è aperta anche a quei soggetti che non avevano aderito a quella precedente. L’operatività scatterà dal 22 marzo prossimo».
Sabatini ha infine colto l’occasione anche per puntualizzare sulla tormentata vicenda della norma che rende nulle tutte le commissioni bancarie sulle linee di credito, approvata la scorsa settimana tra le disposizioni del decreto liberalizzazioni, per la quale c’è una disponibilità dei partiti di entrambi gli schieramenti a un cambiamento anche se ancora non è chiaro quale sarà il veicolo legislativo prescelto (ieri, infatti, i relatori al decreto sulle semplificazioni hanno deciso di non presentare modifiche ad hoc perchè sarebbero state fuori contesto). C’è «ampio consenso sulla necessità di modificare quella disposizione», ha sottolineato il direttore generale dell’associazione dei banchieri. «Abbiamo contestato la norma sotto vari profili, a cominciare da quello dell’incostituzionalità», ha ricordato Sabatini, sottolineando che la norma «danneggia imprese e famiglie, perchè rende più complesso erogare il credito».

Fonte: Il Sole 24 Ore del 7 marzo 2012

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