• martedì , 16 gennaio 2018

Politica Industriale

Il vero interesse strategico di Sparkle

Il vero interesse strategico di Sparkle

Che cosa si intende quando si dice che Sparkle, la società di TIM che gestisce comunicazioni a lunga distanza, è di “importanza strategica”? In un senso tecnico giuridico la normativa definisce strategiche le “reti di telecomunicazioni di proprietà del Ministero dell’interno, destinate ad essere impiegate nelle attività di tutela dell’ordine e sicurezza pubblica, nonché di difesa civile”, e le attività consistenti “nello studio, la ricerca, la progettazione, lo sviluppo, la produzione, l’integrazione e il sostegno al ciclo di vita, ivi compresa la catena logistica” di una serie di “sistemi e apparati”, che spettano ai Ministeri competenti: cose tutte che non hanno nulla a che fare, né con TIM in generale, né con Sparkle in particolare.

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Dove casca il dirigismo della Rete by Bassanini a favore di Vivendi

Dove casca il dirigismo della Rete by Bassanini a favore di Vivendi

Certo, non c’è il due senza il tre. Certo, omne trinum est perfectum. Ma la Santissima Trinità delle reti proprio no. Più che una bestemmia, è un’eresia: la rete telefonica non potrà mai “procedere” da quella elettrica e del gas, per la sostanziale natura che da quelle la differenzia. Infatti, mentre l’energia elettrica è prodotta in centrali, il gas viene estratto da pozzi, e l’una e l’altro trasportati agli utilizzatori finali, in una rete telefonica i prodotti - voce e dati –sono creati dai clienti che se li scambiano tra loro. La rete fisica - rame, cavo, fibra, ponti radio, centraline- è una cosa distinta dalla rete logica che, tramite calcolatori e programmi software, assicura che la comunicazione sia spacchettata all’origine, convogliata e reimpacchettata a destinazione senza errori.

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Se flessibilità è sinonimo di realismo

Se flessibilità è sinonimo di realismo

Finalmente dalla Commissione UE sembra emergere un’apertura all'invito di Padoan e altri tre ministri finanziari dell’Eurozona (Francia, Spagna, Portogallo) a riflettere criticamente sulla “fallacia del metodo di calcolo del deficit strutturale” che in base al Fiscal Compact dovrebbe misurare quanto il singolo paese rispetta o non rispetta la disciplina promessa (lettera del 4 maggio al vicepresidente Dombrovski e al commissario Moscovici).

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