Gli articoli di Politica ed economia pubblicati dai nostri soci sui giornali italiani
Se l’ambizione del governo Meloni di riformare le istituzioni si è fermata con il voto del
referendum costituzionale sulla magistratura, i grandi piani di ridisegnare il sistema
finanziario finiscono con il voto dell’assemblea degli azionisti del Monte dei Paschi di
Siena che conferma Luigi Lovaglio amministratore delegato.
Forse non è eccessivo legare le due vicende: se gli elettori ora si permettono di bocciare
le riforme di Giorgia Meloni e Donald Trump non ha più bisogno della sua
collaborazione sulla sponda europea, allora anche i grandi soci di Mps possono
affossare il grande disegno che si reggeva su Siena per consegnare prima Mediobanca e
poi Generali al gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone.
Il costruttore romano è in ottimi rapporti con Meloni da quando è stato tra i pochissimi
a prendere sul serio le ambizioni di leadership al tempo della candidatura a sindaca di
Roma nel 2016. Ma chissà, forse un ciclo politico che si è aperto allora si sta chiudendo.
Non è riuscito a imporre il suo amministratore delegato Fabrizio Palermo, ad di Acea e
in cda di Generali proprio in quota Caltagirone.
Dunque vince la linea Lovaglio sul nodo cruciale della strategia sul riassetto del
sistema: la quota delle Assicurazioni in pancia a Mediobanca è un asset finanziario di
cui disporre in modo laico e non la leva per conquistare il gruppo assicurativo di
Trieste, cacciare l’ad Philippe Donnet e ripensare il ruolo stesso di Generali nel sistema.
La lettura politica del voto è inevitabile e si lega alla natura tutta politica del progetto
Mps-Mediobanca-Generali.
La mossa di apertura, cioè la cessione della maggior parte delle quote del Montepaschi
in mano al Tesoro dopo il salvataggio del 2017, a Caltagirone e Delfin di Francesco
Milleri è al centro dell’inchiesta della Procura di Milano sul presunto concerto alle
spalle del mercato, con la regia informale di palazzo Chigi.
L’ombra di quella inchiesta ha condizionato il resto: licenziare Lovaglio, indagato con
l’accusa di aver concertato con Caltagirone e Delfin, indeboliva l’impianto
dell’inchiesta.
La spaccatura tra Caltagirone, a favore della successione con Palermo, e Delfin che alla
fine vota per Lovaglio renderà davvero arduo per i pm sostenere che i protagonisti
avessero un disegno comune occulto e illegale.
