di Innocenzo Cipolletta
La globalizzazione recente caratterizzata da un approccio eminentemente neoliberista e l’ordine mondiale basato sul multilateralismo, hanno subito, in questo quarto di secolo, i contraccolpi della crisi finanziaria globale, dello scoppio di una guerra in Europa, del terrorismo internazionale, dei flussi ingenti di migrazioni e della devastante pandemia Covid-19. Con l’avvento del secondo governo Trump negli USA (2025), globalizzazione e ordine mondiale appaiono definitivamente superati e sostituiti, sulla scena mondiale, da un ritorno delle Nazioni, dal bilateralismo muscolare, dalle barriere agli scambi e ai movimenti di persone, dalla sfiducia reciproca tra paesi e popolazioni, dal riarmo, dal superamento di tutte le organizzazioni internazionali e dalla paura che rappresenta la caratteristica principale di questo nuovo secolo (il secolo della paura).
Il proliferare in diversi paesi di governi di destra, sovranisti e xenofobi sostenuti dall’amministrazione americana, lascia immaginare, per il prossimo futuro, una crisi vera della globalizzazione, con l’arresto di molte attività di collaborazione internazionale che potrebbe riguardare anche l’Unione Europea che rischia di venir circoscritta agli aspetti di unione doganale più che a quelli di unione politica. Il mondo appare destinato a percorrere un tunnel di regresso nella collaborazione internazionale e, presumibilmente, a vivere una nuova crisi finanziaria, accentrata nel mondo occidentale e causata dallo scoppio della bolla dell’Intelligenza Artificiale.
Nella speranza che, durante questo periodo, si riesca ad evitare una terza guerra mondiale, è molto probabile che, dopo il Trumpismo, si possa riprendere una via di collaborazione internazionale e una nuova fase di globalizzazione, migliore di quella precedente, perché regolata e governata per ridurre se non eliminare i riflessi negativi conosciuti nella fase passata di globalizzazione neoliberistica. L’esperienza dell’Unione Europea, ancorché imperfetta e bloccata dalle destre, può rappresentare la soluzione per altre aree del mondo per favorire quella cessione di sovranità parziale in ambiti più limitati e più coesi culturalmente, necessaria per riprendere la via della globalizzazione. Una tale soluzione può meglio preparare una successiva cessione di sovranità a organismi internazionali per una globalizzazione più efficace e più condivisa.
La globalizzazione appare essere una tendenza di lungo termine nella storia dell’umanità, che può arrestarsi per qualche tempo, ma che poi riprende a prevalere. Giocano in suo favore il progresso tecnologico, l’aumento del grado di istruzione delle popolazioni, la ricerca di efficienza economica, nonché la necessità di affrontare in modo globale i nuovi problemi planetari (cambiamento climatico, migrazioni, rischi di pandemie, controllo degli armamenti, lotta alla povertà e al sottosviluppo). Essa porta a una specializzazione dei diversi paesi che, se ben gestita e basata su rapporti di fiducia, non è negativa ma può favorire una difesa delle identità storiche e consentire di profittare del progresso tecnico.
Per questo è necessario che sin da oggi, che siamo all’inizio del tunnel di regresso, cominciamo a pensare e a operare per favorire una globalizzazione regolata e portatrice di benessere diffuso a tutte le genti, con uno spirito progressista non rinunciatario, forti dell’esperienza storica che ci ha mostrato la capacità dell’umanità di superare anche le peggiori situazioni e fiduciosi che si sappia ripercorrere la via della collaborazione internazionale, necessaria per i molti problemi da affrontare oltre che utile per il benessere delle genti.
