di Giuliano Cazzola
Non ho alcuna stima per Sigfrido Ranucci e giudico la rubrica Report sotto la sua conduzione una cloaca settaria, dedita alla disinformazione e allo spietato sputtanamento di coloro che vengono considerati avversari politici, ricorrendo a falsificazioni di ogni tipo, contando sul meccanismo della gogna che colpisce subito e a lungo senza possibilità di adeguate riparazioni nel momento in cui viene ristabilita la verità. Il fatto è che il motore dell’inchiesta è l’odio e che, in nome della libertà di informazione, non vi è nessuna remora nel mettere nei guai le persone. Di questo metodo ho avuto un’esperienza personale.
Quando ero deputato trovarono il modo di attribuire a me – in quanto esperto di pensioni – una norma inclusa nella legge di bilancio all’ultimo momento in Commissione Bilancio e votata in Aula con la fiducia: una norma che provocò diversi problemi che il governo non aveva considerato. Avvenne così che, mentre mi davo da fare insieme ad altri colleghi, per recuperare il danno, fui presentato all’opinione pubblica di Report come il principale responsabile dello stesso. Lascio intendere il trattamento che ricevetti da persone giustamente arrabbiate perché quella norma (evito di spiegare i dettagli) le costringeva a sborsare fior di quattrini per andare in pensione e avvalersi di tutta la contribuzione versata in differenti regimi pubblici e privati. Questo è il loro modo di fare inchiesta. E allora la conduttrice di Report era ancora Milena Gabanelli, una signora a fronte dello scamiciato Ranucci.
Mentirei quindi se dicessi che la sua defenestrazione non mi ha fatto piacere. Trovo singolare che gli propongano di andare al Cairo, ben sapendo che, con Ranucci corrispondente in quello scenario, la Rai diventerebbe l’altoparlante di Hamas. Ma proprio perché ne condivido la rimozione, come un’operazione di salute pubblica, disapprovo la linea di condotta della Rai. Togliendo a Ranucci la conduzione di Report a questo punto delle indagini sul finto attentato dinamitardo, la Rai è riuscita a fare quella santificazione del giornalista che era fallita in occasione della cospirazione inscenata da Valter Lavitola.
Dopo il bombardamento sotto casa Ranucci era finito sugli scudi: gli era stata rafforzata la scorta, era stato audito dalla Commissione Antimafia dove aveva messo in circolazione un possibile pedinamento dei servizi segreti ed aveva ancor più frastornato i suoi fan e messo a tacere i critici, perché un possibile martire non si mette in discussione. Elly aveva citato il suo caso all’incontro dei progressisti.
Poi quando sono stati individuati gli esecutori, il tramite e il mandante e sono emersi i rapporti esistenti tra la vittima e il carnefice, qualcosa si è rotto. E’ vero che l’indagine sembra avere come obiettivo di tutti (magistrati, avvocati, indagati) quello di fare luce sull’evento, tenendo Ranucci al di fuori degli aspetti di carattere penale. Allo stato degli atti il conduttore è solo una ‘’vittima’’ magari un po’ pirla perché non si è accorto della congiura preparata a sua insaputa.
Ma è singolare che – neppure dopo la confessione di Lavitola – Ranucci abbia evitato qualunque commento. E la Rai ha rimosso Ranucci mentre era ancora nella posizione ufficiale di ‘’vittima’’. Bastava avere pazienza e seguire il corso delle indagini che avrebbe potuto riservare delle sorprese a chiarimento di eventuali corresponsabilità, tali da risolvere di per sé il caso Ranucci a prescindere dal futuro prossimo della trasmissione televisiva.
Man mano che passa il tempo emergono elementi a favore della tesi che Ranucci non poteva non sapere. E’ la sola ricostruzione logica. Come avrebbe potuto Lavitola organizzare un attentato dimostrativo, senza concordarne con l’amico i tempi e i modi, per non rischiare di ammazzare qualcuno: lo stesso Sigfrido o un suo familiare? (A proposito forse sarebbe il caso di interrogare la moglie e la figlia del conduttore).
Come possono sostenere i dinamitardi di avere avuto rapporti solo col factotum e di non sapere chi fossero il mandante e la vittima? Per Ranucci era sufficiente leggere il nome sul citofono della villetta. Siamo forse arrivati a considerare penalmente rilevante il motivo per cui si mettono le bombe? Alfredo Cospito è in carcere, in regime di 41 bis, anche se la sua bomba non ha fatto alcun danno, ma hanno detto i giudici che l’intenzione era quella di farne e magari anche di uccidere. I nostri se la dovrebbero cavare perchè il loro era un ordigno amichevole ‘’che non doveva fare male a nessuno’’.
Ma perché ciò avvenisse – sia pure nel contesto di una recita – era necessario organizzare l’incolumità delle persone, che non poteva essere assicurata solo dall’intenzione di non fare male quando si adopera dell’esplosivo. Era necessario concordare degli orari e avvertire le persone di girare al largo dalla villetta. È questa una verità che viene tuttora negata, ma che non potrà non emergere prima o poi, perché le versioni diverse non reggono alla prova dei fatti.
La mossa intempestiva della Rai è destinata a sollevare un dibattito drogato che potrebbe a questo punto interferire persino sulle indagini. Se la sentirà la procura di Roma di smentire – con ulteriori prove – la santificazione a cui è sottoposto Ranucci e che è destinata a proseguire per mesi? Hanno considerato i dirigenti Rai che, se Ranucci facesse ricorso contro il provvedimento, troverebbe un manipolo di giudici disposti a dargli ragione, allo scopo di apparire all’opinione pubblica come promotori della giustizia contro l’arbitrio? Bastava aspettare i risultati dei prossimi interrogatori dai quali sarebbe emerso il vero Sigfrido Ranucci.
Ma nella lotta politica chi non ha l’intelligenza non se la può dare. La destra ha mancato un gol a porta vuota.
(Start Magazine del 30/08/26)
