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Veti e deficit alle Nazioni (poco) Unite

di Eugenio Occorsio

di Eugenio Occorsio

La prima a riconoscere di aver bisogno di una riforma è l’Onu stessa, che sintetizza i suoi mali in una sigla: Un80. Riduzione degli staff del 28% nel solo 2026, soppressione di attività, trasferimento di uffici da città troppo costose come New York e Ginevra a sedi più sobrie: è il piano del segretario generale António Guterres. Ma il Palazzo di Vetro rischia la bancarotta «entro agosto»: dipende per il 42% del budget da Usa e Cina, i due morosi cronici – l’America di Trump si rifiuta di saldare un debito che sfiora i due miliardi di dollari ed è uscita da molte agenzie, a partire dall’Oms. In perdita secca di prestigio davanti all’esplodere dei conflitti, l’Organizzazione è ostaggio dei contributi degli autocrati.

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(L’Espresso, n. 27 del 3 luglio 2026)

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