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Trump, il bullo sui social

di Massimo Gaggi

di Massimo Gaggi

La personalità narcisista del leader americano ormai non ha argini: le sue minacce e vendette toccano gli alleati, da Macron a Starmer fino a Rubio, più dei nemici. Il problema più grande? La sua totale assenza di valori.

Dopo l’ennesimo attacco a Giorgia Meloni, più che parlare di incontinenza, perdita di lucidità, bagliori di follia di Donald Trump, meglio concentrarsi sugli ulteriori danni che il presidente americano può provocare alla Nato, furioso per non essere stato aiutato dagli alleati nella sua scriteriata guerra contro l’Iran. Meglio preoccuparsi della sua mancanza di argini, frutto dell’assenza di un solido bagaglio di valori condivisi con altre democrazie occidentali e anche di un minimo di valori comuni in Patria: quelli che hanno funzionato fin qui da provvidenziale collante di una società americana da sempre magmatica, turbolenta.

Il copione

Certo, a giudicare i suoi comportamenti col metro dei rapporti diplomatici che regolano le relazioni tra Paesi, la base di quel minimo di ordine mondiale nel quale abbiamo fin qui vissuto, c’è da rimanere basiti. L’ambasciatore mandato da Trump in Italia, un suo fedelissimo, descrive la premier italiana, anche dopo le polemiche innescate dalla Casa Bianca, come una «leader mondiale che gode di grande rispetto», che «ha fatto un ottimo lavoro per 5 anni». Allora che fa, il presidente? Mette alla porta il fedelissimo Fertitta o lo insolentisce come ha fatto con tanti dei suoi, dal governatore della Federal Reserve Jerome Powell ai giudici della Corte suprema, quando non hanno seguito alla lettera il suo copione? Non si tratta di questo, evidentemente, né di follia reale o costruita a tavolino: quella scoperta da Polonio in Amleto o la «Madman theory» a suo tempo esplicitata da Richard Nixon: l’idea che mostrarsi capace di fare cose impreviste, irrazionali potesse frenare l’aggressività dei vertici dell’Unione Sovietica durante la Guerra fredda.

Quella di Trump è sicuramente una personalità alterata dal suo estremo narcisismo che lo porta a manifestazioni di autocelebrazione ridicole, prima ancora che patologiche. Ma molti politici, soprattutto quelli americani che vivono in una sorta di campagna elettorale permanente, hanno caratteristiche psicologiche fuori dal comune, nel bene e nel male. Le sue sono alterazioni assai più marcate, estreme.

Il terrore verbale

Analizzando la parabola dei comportamenti di Trump, imprenditore, star televisiva, infine politico, è facile vedere che il suo stile, applicato tanto alla politica interna quanto ai rapporti internazionali, è sempre caratterizzato da un’apparente imprevedibilità psicologica e da una calcolata strategia del terrore verbale: più che follia comunicativa un metodo basato su minacce, soprannomi denigratori, tentativi di coercizione, vendette se i suoi tentativi falliscono. E, dato che l’unico linguaggio che Trump comprende è quello dei rapporti di forza, ecco che i bersagli preferiti delle sue rivalse non sono gli avversari, da Xi Jinping a Putin, che rispetta per i loro vasti poteri e il modo in cui li esercitano, ma gli alleati dai quali ritiene di non avere granché da temere. Soprattutto quelli che percepisce come più deboli.

Nell’accanirsi contro Meloni si può leggere una particolare ostilità nei confronti della leader del G7 che considerava più vicina e che, secondo la sua logica, avrebbe dovuto aderire con maggior convinzione alle sue scelte. L’immagine scelta da Trump per intimare il mantenimento di una distanza, uno sguardo che sembra pieno di ammirazione, può avere anche una valenza sessista nei confronti di una delle poche donne che siedono al tavolo dei Grandi. Ma bullismo, machismo e insulti fanno da sempre parte della cassetta degli attrezzi coi quali Trump porta avanti i suoi disegni.

Fin dal suo esordio in politica: acquistò visibilità accusando Obama di essere un presidente illegittimo perché non nato negli Stati Uniti. Falso, come lo stesso Trump ha sommessamente riconosciuto anni dopo, ma intanto l’obiettivo era stato raggiunto. Come gli altri candidati repubblicani alla Casa Bianca demoliti ridicolizzandoli o colpendoli con accuse false. Molti di questi, da Marco Rubio a Ted Cruz, oggi sono suoi seguaci. Perché non continuare?

Senza argini

Vale anche per la Nato: schiaffi agli alleati da anni. Ora non possono fare altro che cercare di ricucire mentre ragionano su sistemi di difesa europei la cui costruzione richiederà molti anni, ammesso che si arrivi a un accordo. E allora ecco che Trump ha tentato di ridicolizzare anche Macron e Starmer nel descrivere la loro ritrosia di Francia e Gran Bretagna a sostenere l’attacco di Usa e Israele contro l’Iran. Con Trump il problema principale non è la lucidità o la sanità di mente, ma l’assenza di valori e l’eccesso di fiducia nei suoi strumenti di coercizione. Nel primo mandato c’erano consiglieri che hanno limitato abusi ed errori. Stavolta ha voluto solo yes man attorno a sé.

(Editoriale di Massimo Gaggi pubblicato sul Corriere della Sera il 7 luglio 2026)

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