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Opere, l’Italia continui i lavori anche dopo il Pnrr

di Antonio Troise

da Antonio Troise

È sulle infrastrutture che l’Italia sta giocando una delle sue partite decisive sul fronte della competitività. Da questo punto di vista, il Pnrr ha dato un contributo importante. Per due motivi: il primo è che ha consentito all’Italia di investire in modo massiccio nelle infrastrutture per la mobilità, con una quota di circa 25 miliardi di euro su 194 complessivi del Piano. Ma l’eredità più importante è nelle procedure: l’esigenza di rispettare i termini fissati dall’Europa ha spinto il governo a una dose forte di semplificazioni.

Un’eredità da non disperdere. Il problema, ora, è quello di guardare oltre il Pnrr e capire che cosa succederà quando finiranno i soldi arrivati da Bruxelles. La vera sfida sarà quella di fissare le priorità, definire un piano strategico nazionale, garantire la continuità dei programmi. Da questo punto di vista, occorre distinguere.

Ci sono opere, come il traforo del Brennero, già avviate, inserite nelle grandi reti della mobilità europea e che hanno una grande funzione nell’ambito della transizione delle merci dalla gomma al ferro. Dall’altra parte ci sono infrastrutture che hanno un grande valore simbolico, come il Ponte sullo Stretto, ma che registrano continui «stop and go», fra ostacoli di natura normativa e giuridica e polemiche squisitamente politiche. C’è poi un problema congiunturale: le tensioni geopolitiche, fino all’ultimo conflitto in Iran, hanno messo sotto pressione i prezzi delle materie prime, generando ulteriori problemi per le imprese impegnate nei cantieri.

Spetta al governo, nell’ultimo scorcio della legislatura, dimostrare di saper uscire dalla ritualità degli annunci e completare le opere più importanti, rimuovendo gli ostacoli che ancora condizionano la realizzazione delle grandi infrastrutture in Italia. Abbiamo fatto qualche passo in avanti per le Ferrovie. Ma resta tanta strada da fare per la logistica, l’interportualità e le grandi reti. Dopo il Pnrr occorre studiare le formule giuste per evitare che, una volta esaurite le risorse Ue, si blocchino anche i cantieri.

(L’Arena del 19/09/2026)

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