• martedì , 16 gennaio 2018
Sul digitale tassa velleitaria, meglio puntare alla concorrenza

Sul digitale tassa velleitaria, meglio puntare alla concorrenza

I dati non sono il petrolio del XXI secolo, e la web tax non è la royalty che i paesi produttori pretendono da chi lo estrae. Chi lo sostiene non capisce che l’economia dei bit è in tutto diversa da quella degli atomi. Inebriamoci pure con le tasse da esigere o con le multe miliardarie da imporre: ma non accusiamo altri se in Europa non nasce un concorrente dei Big Tech.

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Così diventa un errore ideologico

Così diventa un errore ideologico

Misure fiscali per l'economia digitale». Non inganni quel «per»: non sta al posto di «a favore di», e neppure di «riguardo a». Sta per «su», che, come ogni tassa, sappiamo equivalere a «contro». Fin dal titolo, l'emendamento 88.0.1 alla legge di bilancio approvato domenica dalla commissione Bilancio del Senato, con cui viene introdotta quella comunemente chiamata Web-tax, denuncia l'equivoco ideologico da cui nasce, e il modo tortuoso in cui si articola.

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Qual è il valore delle privatizzazioni

Qual è il valore delle privatizzazioni

È vero che il titolo posto all’articolo (“la corsa alle privatizzazioni è costata allo Stato 40 miliardi”) non corrisponde al testo, dove Ettore Livini riconosce “i vantaggi economici non quantificabili” dell’averci consentito di agganciare l’euro, oltre ad aver generato “valore nelle ex-imprese statali” e contribuito “a sviluppare il sistema finanziario e ad ammodernare lo Stato”.

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Anche la web tax è un’insana idea: lettera

Anche la web tax è un’insana idea: lettera

Da fonti cinesi solitamente molto attendibili e con informazioni di prima mano apprendiamo che le autorità cinesi stanno osservando con crescente attenzione il continuo aumento delle importazioni di prodotti stranieri in Cina. Oltre alle automobili tedesche, sono ora finite sotto la lente delle autorità cinesi le importazioni di macchine utensili italiane.

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Viva le stelle europee, ma stiamo attenti a non inciampare nei buchi neri.

Viva le stelle europee, ma stiamo attenti a non inciampare nei buchi neri.

Si mettano pure tante stelle europee sulle nostre bandiere. Ma facciamo attenzione a quanti vogliono far passare per stelle quelli che in realtà sono buchi neri: in cui finirebbero inghiottiti bandiere, noi e perfin l’Europa. Alcuni buchi neri sono in circolazione da tempo: uno si chiama Transfer Union. “Nicht in meinem Leben”, non succederà finché vivo, aveva detto la Merkel, e noi le auguriamo lunga vita. Non pensava all’AfD, che, se c’era, era fuori dal Bundestag; pensava alla CDU-CSU, che allora era un blocco senza crepe. Mutualizzazione dei debiti, eurobond, fondo di garanzia dei depositi sopra i 100.000 € prima che le nostre banche abbiano ridotto gli NPL e l’esposizione al rischio sovrano della Repubblica, manderebbero a pezzi il consenso che in Germania c’è ancora per l’Europa (e a casa il politico che lo proponesse). Senza contare che c’è un giudice a Karlsruhe.

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Il vero interesse strategico di Sparkle

Il vero interesse strategico di Sparkle

Che cosa si intende quando si dice che Sparkle, la società di TIM che gestisce comunicazioni a lunga distanza, è di “importanza strategica”? In un senso tecnico giuridico la normativa definisce strategiche le “reti di telecomunicazioni di proprietà del Ministero dell’interno, destinate ad essere impiegate nelle attività di tutela dell’ordine e sicurezza pubblica, nonché di difesa civile”, e le attività consistenti “nello studio, la ricerca, la progettazione, lo sviluppo, la produzione, l’integrazione e il sostegno al ciclo di vita, ivi compresa la catena logistica” di una serie di “sistemi e apparati”, che spettano ai Ministeri competenti: cose tutte che non hanno nulla a che fare, né con TIM in generale, né con Sparkle in particolare.

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Dove casca il dirigismo della Rete by Bassanini a favore di Vivendi

Dove casca il dirigismo della Rete by Bassanini a favore di Vivendi

Certo, non c’è il due senza il tre. Certo, omne trinum est perfectum. Ma la Santissima Trinità delle reti proprio no. Più che una bestemmia, è un’eresia: la rete telefonica non potrà mai “procedere” da quella elettrica e del gas, per la sostanziale natura che da quelle la differenzia. Infatti, mentre l’energia elettrica è prodotta in centrali, il gas viene estratto da pozzi, e l’una e l’altro trasportati agli utilizzatori finali, in una rete telefonica i prodotti - voce e dati –sono creati dai clienti che se li scambiano tra loro. La rete fisica - rame, cavo, fibra, ponti radio, centraline- è una cosa distinta dalla rete logica che, tramite calcolatori e programmi software, assicura che la comunicazione sia spacchettata all’origine, convogliata e reimpacchettata a destinazione senza errori.

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La rete e gli errori della politica

La rete e gli errori della politica

"Aver privatizzato le rete” telefonica è stato un errore: è davvero questa la posizione del Governo, come afferma il sottosegretario Antonello Giacomelli? E, in questo caso, che cosa intende fare? Proporre la costituzione di una commissione d’inchiesta? A rispondere di tale errore, non potendo chiamare l’allora Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, chiamerà a giustificarsi l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi? L’attuale premier sta gestendo situazioni complicate su molti fronti, interni ed esteri, non credo che desideri perdere tempo a riscrivere i libri di storia.

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Fallimenti lessicali

Fallimenti lessicali

Sunt nomina consequentia rerum. Davvero "i nomi sono conseguenti alle cose"? E se invece fosse vero il contrario, cioè che le res dipendono dai nomina?

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