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Il programma del Campo largo riscrive la storia: la Russia di Putin è il paese aggredito per la presenza della Nato ai suoi confini

di Giuliano Cazzola

di Giuliano Cazzola

Ci sono dei numeri che portano sfortuna nella storia dei partiti politici. Prendiamo l’esempio del numero 7. Per Dante Alighieri il 7 era il numero dell’uomo e rappresentava l’unione tra il corpo (quattro elementi, legati alle 4 virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza) e lo spirito (la Trinità, legata alle 3 virtù teologali: fede, speranza, carità). Per il comunismo del secolo scorso il giorno 7 di novembre era la ricorrenza della Rivoluzione di Ottobre del 1917 (c’era una differenza nei calendari) e sulla Piazza Rossa veniva organizzata una dimostrazione della potenza militare dell’URSS alla presenza dei vertici del PCUS e di tutti i partiti comunisti del pianeta, i cui leader sedevano in fila sul palco d’onore secondo un ordine di importanza.

Oggi nessuno a Mosca fa più caso a quella data. La parata militare è stata trasferita al giorno della vittoria sul nazismo, il 9 maggio. Eppure la data della Rivoluzione d’Ottobre ha scaldato per molti decenni il cuore dei comunisti. C’erano in Italia Camere del Lavoro che in quel giorno chiedevano i battenti. Persino nel comunicato storico dell’Ufficio politico del Pci che esprimeva ‘’grave dissenso ’’ per l’invasione della Cecoslovacchia dell’agosto del 1968 da parte delle truppe corazzate del Patto di Varsavia, era inclusa la premura di annotare che non venivano in discussione i legami dei comunisti, in quel caso dissenzienti, con la Rivoluzione d’Ottobre.

Ma c’è un altro numero che è portatore di sciagure: il 21. Ventuno erano i punti del diktat della III Internazionale a cui erano tenuti ad adeguarsi – su ordine di Lenin – i partiti che intendevano aderire. Fu proprio questa scelta che portò nel 1921 alla scissione comunista dal Psi al Congresso di Livorno e l’anno successivo all’espulsione della corrente riformista, poche settimane prima della Marcia su Roma. Se gli attuali dirigenti del Campo largo conoscessero la storia qualcuno avrebbe suggerito – per scaramanzia – di fermarsi a 20 o di arrivare a 22 punti. Ma può essere che la scelta del numero 21 abbia proprio voluto significare un richiamo alla purezza delle origini. Infatti, a leggere il documento per quanto fino ad ora possibile si osserva una solenne retromarcia per una coalizione di partiti che vorrebbe governare l’Italia. Tralasciamo le questioni di merito, peraltro ancora molto vaghe, per sottolineare solo gli effettivi mutamenti delle linee generali. La risoluzione “supercampolarghista” impegna l’esecutivo a “riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato e scongiurare ulteriori aumenti delle spese per i sistemi di armamento che insistono sul bilancio dello Stato”.

Siamo al disarmo unilaterale, lontani dall’ombrello della Nato che conferiva sicurezza ad Enrico Berlinguer. Sembra che i nostri siano tornati ai tempi dei ‘’partigiani della pace’’ quando i guerrafondai stavano in Occidente, mentre i Sovietici si armavano soltanto per difendere la patria del socialismo. Ormai, non è solo Conte disposto a garantire per Putin, ma tutti i leader della coalizione. È la Russia il paese aggredito per la presenza della Nato ai suoi confini che è costretta a bombardare i civili ucraini perché non è in grado di sconfiggerne le truppe sul campo di battaglia?

L’altro fiore all’occhiello riguarda l’Unione europea. Sul questo fronte – è scritto – le forze di centrosinistra invitano il Governo “ad adottare iniziative urgenti volte a promuovere una revisione integrale del patto di stabilità che abbia come obiettivo quello di sostenere una crescita inclusiva e sostenibile, senza ricorrere a politiche di austerità, preservando la qualità e il livello di spesa pubblica” e “ad adoperarsi, altresì, per la revisione delle regole fiscali comprese nel Patto di stabilità e crescita”. In sostanza, se dovesse vincere il Campo Largo, nella sua edizione maxi, sappiamo già quello che ci aspetta: entrare in polemica con la Nato e con gli impegni militari e le regole di bilancio dell’Unione europea. Se andiamo a leggere le carte ci accorgeremo che la risoluzione riecheggia le piattaforme degli scioperi generali della Cgil di Maurizio Landini: “Si nega la crisi climatica e si aumentano le spese per armi anziché essere costruttori di pace. E si vuole stravolgere la Carta con l’autonomia differenziata e il premierato”. Siate almeno originali.

(Riformista del 15/10/2026)

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