• venerdì , 24 Maggio 2024

Visco: ritorna la fiducia nei titoli di Stato italiani

Un meeting del G-20 che per ammissione dei suoi partecipanti va considerato un momento di transizione verso decisioni concrete, da prendere tra marzo e aprile (per la messa in opera delle barriere protettive anti-crisi finanziarie globali) ha portato invece buoni segnali e riconoscimenti tangibili del ritorno della fiducia internazionale verso l’Italia.
È quanto si ricava dalla conferenza stampa congiunta del viceministro dell’Economia Vittorio Grilli e del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco tenutasi al termine dei due giorni di lavoro. Il primo segno positivo lo ha messo in evidenza Grilli: «Non c’è stato un argomento specifico della discussione sull’Italia; noi ci siamo limitati a ricordare le azioni realizzate in questi mesi». «Siamo consapevoli – ha aggiunto – che di strada ce n’è da fare. Però la direzione è quella giusta e c’è da parte nostra la consapevolezza che la crescita debba essere garantita su basi solide e con un bilancio risanato». Il primo dato positivo, insomma, è che questa volta, diversamente da quanto accaduto a Cannes al vertice G-20 del novembre scorso, non c’è stata alcuna menzione speciale del caso-Italia nel testo del comunicato finale. Tuttavia, come ha messo in evidenza Visco «io ho sentito in questi giorni ricorrere molte volte il riferimento al nostro Paese quando si collegava il miglioramento avvenuto in Europa ai passi in avanti in Spagna e in Italia».
L’altro fattore essenziale nel determinare la schiarita finanziaria in Eurolandia, ha ricordato il Governatore è stata l’azione della Bce volta a contenere il credit crunch: sono tutti elementi, ha sottolineato, che hanno contribuito a stabilizzare un quadro che al momento del vertice di Cannes era davvero molto difficile. Certo, ha osservato Grilli, l’economia mondiale ora è in rallentamento, con l’Europa che rallenta di più e in alcuni Paesi assistiamo a una mild recession, mentre gli Stati Uniti invece stanno realizzando performance migliori del previsto. Ma intanto, per quel che riguarda l’Italia, c’è anche un segnale positivo tangibile da considerare: gli investitori stranieri tornano a comprare i titoli di Stato.
Così, il Governatore ricorda come dopo la “fuga” dai Btp avvenuta tra l’estate e l’autunno scorso da parte delle banche e degli investitori stranieri si avverta ora un cambio di rotta. «Gli stranieri compreranno i nostri titoli, perché rendono abbastanza bene e sono sicuri, hanno liquidità e strutture per scadenza molto interessanti» afferma Visco. E Grilli con soddisfazione annota: «L’andamento degli spread è una chiara indicazione che è in corso un reinvestimento in titoli di Stato italiani».
Finora, secondo il responsabile di via Nazionale, le banche italiane non hanno aumentato la loro esposizione in titoli di Stato ma non l’hanno neanche ridotta, dopo le misure di liquidità della Bce di dicembre, che hanno avuto funzione di compensare le loro carenze dal lato del funding. Ora bisognerà vedere se useranno parte di questi fondi anche per l’acquisto di titoli di Stato oltre che per mantenere il livello di crediti all’economia reale. «Non ci sarebbe nulla di male a comprare titoli di Stato» ha detto, ricordando come dei 116 miliardi ricevuti dalla Bce a dicembre, le banche italiane ne hanno usato la metà per sostituire i finanziamenti a 3 mesi e 1 anno con quelli a 3 anni e quindi la liquidità nuova effettivamente disponibile dopo il primo Ltro è pari a 60 miliardi.
Visco, in ogni caso, si attende «una partecipazione importante» delle aziende di credito italiane alla nuova asta Bce che si svolgerà domani (tra l’altro, per la prima volta le aziende italiane potranno utilizzare come collaterale da portare in Bce parti del loro portafoglio-mutui, con valutazione del rischio e parziale garanzia fornite da Bankitalia). Il nuovo intervento di rifinanziamento a medio termine, secondo Visco «permetterà di mantenere un livello adeguato di credito all’economia». Ma il Governatore ha avvertito anche che esiste una tendenza al calo degli impieghi dovuta alla riduzione della domanda di prestiti, cioè agli effetti della recessione in corso.

Fonte: Sole 24 Ore del 28 febbraio 2012

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