• mercoledì , 17 Luglio 2024

Un’euromulta per chi sfora il Patto

AL VIA LA STRETTA DELLA COMMISSIONE SUI CONTI PUBBLICI. IL DOCUMENTO SARÀ PRESENTATO IL 29 SETTEMBRE
Sarà congelata una somma pari allo 0,2% del Pil. Per l`Italia sarebbero 3 miliardi.Chi in futuro violerà le regole di Maastricht rischia di pagare cara la propria colpa. La Commissione Ue vuole imporre agli stati membri che si vengano a trovare in posizione di deficit eccessivo l`obbligo di aprire un deposito senza interessi in cui versare lo 0,2 per cento del pii. Se dovesse ricapitare all`Italia, ad esempio, il nostro governo si troverebbe costretto a congelare su un conto corrente 3 miliardi di euro. Un bottino, questo, che potrebbe essere trasformato in una multa qualora il comportamento poco virtuoso nella gestione delle finanze pubbliche dovesse protrarsi nonostante i richiami dell`Unione.
Comincia a prendere forma il nuovo Patto di Stabilità, la sacra scrittura dell`Europa economica per la quale sono in arrivo regole rafforzate, misure stringenti di controllo preventivo e sanzioni più cattive per punire chi smarrisce la retta via. Come chiesto dal Consiglio Ue, cioè dai capi di stato e di governo, la Commissione ha scritto una serie di misure che serviranno a rendere più efficace il governo dell`economia, e della moneta, nel club dei Ventisette. I testi verranno approvati il 29 settembre, ma dalle bozze si capisce che a Bruxelles si cerca, nei limiti del possibile, di non perdere un`occasione potenzialmente storica.
Ne sono la chiave due regolamenti, uno sul rafforzamento della sorveglianza di bilancio nell`Eurozona, l`altro mirato a rendere più rapide e solide le procedure contro i deficit eccessivi.
L`azione prevede una consultazione e un monitoraggio a priori, momenti in cui ogni stato dovrà presenterà i suoi piani di convergenza e stabilità, legati a obiettivi pluriennali. Ogni paese dovrà, se necessario, impegnarsi a convergere verso gli obiettivi ad un ritmo di 0,5 punti di pii in termini strutturali. Oltre a questo, la Commissione ritiene che sia bene fissare un tet- to all`incremento della spesa, legandolo ad una stima prudente della crescita. Alla luce di questo, potrà allargare il cordone della Borsa solo chi supererà in modo significativo gli obiettivi di Medio periodo.
La soglia di riferimento per il deficit resta il 3% del pii, come pure è immutata quella del debito, che non dovrà essere superiore al 60%. Bruxelles ha recepito le indicazioni dei governi, indicando che il livello del debito (o la sua tendenza di diminuzione) debba essere considerata in modo più netto rispetto a quanto avvenuto in passato. L`Italia, che ha un passivo storico al troppo.
«Non sarà tenuto conto solo delle cifre – spiega il regolamento per l`Eurozona – ma anche di altri fattori rilevanti come la struttura del debito, l`indebitamento del debito privato e gli oneri impropri legati all`invecchiamento della popolazione (spesa pensionistica)».
Mantenendo dritta la barra, e praticando una politica attenta di rigore, il Tesoro potrebbe evitare di incorrere in penalità. Occhio, però. Il testo impone che il ritmo di correzione del debito debba essere di un ventesimo l`anno. Per noi sarebbero circa 2,8 punti ogni dodici mesi.Mica facile.
Le penalità sono dolorose.
Il deposito infruttifero dello 0,2% del pii verrebbe imposto al momento in cui si constatasse la violazione delle regole e si facesse scattare l`infrazione.
Per chi persevera, partirebbe il sequestro del conto con una richiesta aggiuntiva di esborso sanzionatorio. Se ancora questo non bastasse, l`Ue potrebbe comminare ulteriori sanzioni pecuniarie, in linea con quanto avviene ora.
Detto questo, per accelerare le decisioni si vuole applicare «la maggioranza al contrario», richiesta per impedire la multa invece che per approvarla.
Nessuna traccia della sospensione dei diritti di voto ultimativa richiesta dalla Germania.
Ma Berlino non si preoccupa.
Questa è una bozza.
Ha due settimane per diventare testo ufficiale e qualche mese per essere approvata. Il tempo per stringere ancora le maglie c`è tutto.

Fonte: La Stampa del 16 settembre 2010

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