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Una manovra “lacrime e sangue” per l’Irlanda

Quindici miliardi di euro, fra tagli di spesa a aumenti di tasse, in quattro anni. Riduzione del salario minimo, taglio del 10% allo stipen­dio dei neo-assunti nella pubblica amministrazione, con un personale ridotto di quasi 25mila unità. Aumenti dell’Iva al 22% nel 2013 e al 23% nel 2014, e dell’imposta sui redditi, tagli al welfare e riforma delle pensioni nel settore pubblico. Questo il conto che l’Irlanda dovrà pagare al salvataggio del proprio sistema bancario.L’annuncio della manovra «lacrime e sangue» arriva mentre il governo Cowen tratta con l’Ue e il Fmi gli ulti­mi dettagli del prestito da 85 miliardi di euro, su cui pagherà un interesse del 6% circa; e mentre, a porta della stalla spalancata e buoi ormai dispersi, la Standard & Poor’s degrada di due scalini il debito irlandese da «A» ad «AA-» con implicazioni «negative » per il futuro. Le casse di Dublino, ha detto il ministro delle Finanze Lenihan, saranno vuote alla metà del 2011, e fino a quella data non saranno necessarie emissioni di bond. Ma nonostante le pressioni europee in senso opposto, il governo di Dublino ha salvato dal naufragio l’aliquota del 12,50% sulle aziende, che tanto ha contribuito al­la crescita dell’economia irlandese negli anni passati. Si spera che le tasse ridotte,insieme con la grande flessibilità del lavoro e una legislazione molto favorevole all’impresa,inducano i gruppi internazionali a restare nell’isola. Per fare un esempio, la Hewlett Packard aveva annunciato che avrebbe ripensato la sua presenza in caso di aumenti delle tasse. Anche ieri si sono registrati pesantissimi cali dei titoli delle principali banche irlandesi. L’annuncio della manovra ha dato però respiro alle Borse europee: dopo giorni di ribassi i principali mercati azionari hanno fatto segnare rialzi consistenti, da Londra (+1,36%) a Francoforte (+1,77%). Limitati i guadagni di Pari­gi (+0,62%) mentre Milano è rimasta al palo. L’euro, dopo una giornata di alti e bassi, ha chiuso a 1,3371 dollari.Tensione sugli spread di Portogal­lo e Spagna, nella giornata che ha visto a Lisbona lo sciopero generale contro la manovra antideficit del governo Socrates, e mentre il presidente Ue Van Rompuy ripeteva il suo mantra: “Non c’è pericolo di contagio”.

Fonte: Il Giornale del 25 novembre 2010

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