• sabato , 14 Marzo 2026

Un Cavallo di Troia chiamato Vannacci

di Bruno Costi

La decisione dell’eurodeputato Vannacci di abbandonare la Lega e fondare un movimento politico che punta a cavalcare da destra tutti i temi e gli obiettivi che  Vladimir Putin persegue con  la guerra, la violenza e l’illegalità,  aiuta a chiedersi se il suo movimento sarà il Cavallo di Troia di Mosca nel cuore della politica italiana ed europea.

Non è detto che sia così, perché gran parte delle tesi che l’ex Generale professa pubblicamente trovano ospitalità anche nelle trame sguaiate di Steve Bannon  lo stratega delle fortune di Donald Trump.

Ma se di Cavallo di Troia si tratta, non importa se  sia un dono dell’inganno dell’Est o dell’Ovest, l’importante è  attrezzarsi perché dal suo ventre non escano guastatori votati ad incendiare l’Occidente europeo e, nel caso dovessero riuscirci, ricacciarli nel ventre da cui sono usciti.

Il tema dunque è se e come  l’Italia è in grado di proteggere le sue istituzioni e la sua vita politica dalle interferenze straniere che possono celarsi dietro forze politiche italiane permeabili alla tentazione di accettare finanziamenti dall’estero, non solo dietro Vannacci.

Quella delle lunghe mani straniere sui partiti italiani è una storia lunga che viene da lontano. Infestò il Partito Comunista italiano foraggiato per decenni negli anni 50-70 dall’Unione Sovietica, contagiò la Democrazia Cristiana, ma alla luce del sole della scelta Atlantica dell’Italia nel dopoguerra,  ha lambito più di recente la Lega di Salvini  e i Cinque Stelle di Conte,  come emerge dagli Epstein files che trapelano  come bombe ad orologeria  ancora innescate.

Perché dunque ora la cosa si fa più seria?

Perché il contesto nel quale tutto ciò accade  è per la prima volta negli ultimi ottant’anni cambiato e preoccupa.

L’Ordine mondiale è stato per trent’anni, fino al 1989, danno della caduta dell’impero sovietico,  frutto di un equilibrio dettato dalla deterrenza nucleare , dettata dalla minaccia incrociata dei missili  strategici  tra Usa e Urss. Dall’era della Guerra fredda, in cui le potenze egemoni nel mondo erano due, a Washington ed a Mosca, si è passati all’era della Pax americana con Washington egemone  nel mondo, sia pure dietro l’apparenza del multilateralismo ipocrita, confessato dal premier canadese Karney.

Ma nel mondo di ieri, qualsiasi scontro, guerra regionale, sfida, “strappo” si consumavano all’interno di quella cornice, la cornice di un Occidente egemone, con al centro gli Stati Uniti e l’Alleanza militare della Nato.

La novità oggi è che  quella cornice non c’è più, e che a demolirla è proprio chi l’aveva costruita, cioè gli Stati Uniti. Ma la nuova cornice non c’è ancora ed, anzi, ciò che affanna in questi martoriati anni, è proprio lo stress di forze dirette a costruirne una nuova, con uno  o più soggetti egemoni in lotta fra loro, per sostituire o aggiungersi all’egemonia americana.

L’Europa, che come soggetto politico non esiste ancora, non è al tavolo in cui  tutto questo si discute e ,dunque, per dirla ancora con Carney, se non è al tavolo dei commensali è nel menu.

L’Italia è il boccone pregiato di quel menu, perché è il Paese politicamente più stabile tra i paesi fondatori dell’Unione Europea, al tempo stesso più fedele all’alleato americano e contemporaneamente con il maggior numero di simpatizzanti per l’autocrate russo. Infiltrare l’Italia, dunque, per indebolirne il ruolo significa intaccare la solidità di un pilastro su cui si poggia l’intera Unione Europea di oggi e, sulla scia dei Rapporti Draghi e Letta, anche l’Europa di domani. Quella stessa Europa che Washington e Mosca vorrebbero disarticolare per una  attrarne pezzi pregiati ognuno nella propria area di influenza, come  accadde a Yalta nel 1945.

Quale occasione migliore, dunque, per riuscirci, se non costruire un cavallo di Troia in grado di compiere la missione? E quale soggetto potrebbe essere più adatto  allo scopo di un ambizioso ex generale, narcisisticamente affascinato dall’improvvisa notorietà,  utile idiota megafono delle più impresentabili ed antiliberali idee dell’ultradestra?

Tuttavia, nonostante il profilo del personaggio, sarebbe bene non sottovalutarne il pericolo, non tanto per ciò che dice o fa, ma per chi sopra di lui ne muove le fila e dietro di lui potrebbe gonfiarne il portafogli.

Il Paese e le sue istituzioni democratiche, con  i valori dello Stato di Diritto, della sovranità della legge,  i suoi pesi e contrappesi,  hanno gli strumenti per difendersi dal rischio di interferenze  esogene nella vita politica italiana, anche nella competizione elettorale, dove l’ex Generale pensa di conquistare voti.

La Costituzione italiana recita all’art. 49 che la competizione politica dev’essere autonoma e il Codice penale prevede tra i reati contro la personalità dello Stato quelli che mettono in pericolo l’indipendenza, l’unità e la sovranità dello Stato (art 241)  anche con finanziamenti diretti o indiretti da soggetti stranieri  che servano a campagne di disinformazione, pressioni occulte sui decisori politici  o a manipolazioni del dibattito pubblico.

La cassetta degli attrezzi, insomma, è ben fornita. Forse sarebbe utile dargli una spolverata per verificare se sono pronti all’uso.

Bruno Costi

(www.clubeconomia.it- 6 febbraio 2026)

 

Fonte:

Articoli dell'autore

Lascia un Commento