• martedì , 16 Luglio 2024

Tremonti non fa sconti alle Regioni, ma da un premio a chi risparmia

Confermati i tagli per 13 miliardi che però peseranno di meno su chi ha i conti in ordine. I governatori all’attacco: “Prima di incontrare il miistro, vogliamo trattare col premier”
Sui tagli alle Regioni «non cambia niente». La frase di Antonio Azzollini, relatore della manovra economica alla commissione Bilancio del Senato, cade come una bomba sul già difficile negoziato fra governo e amministrazioni locali. Azzollini parla dopo un incontro al Tesoro con Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia ha dato via libera a interventi sul fisco, chiesti dalle imprese, al ripristino del 74% di invalidità per ottenere l’assegno, a cinquanta milioni di euro in più per Roma capitale. Ma per le Regioni non ci sono sconti, se non la concessione di una maggiore autonomia nei tagli a favore degli enti più «virtuosi».
Regioni e Comuni accolgono l’approvazione dei tagli con commenti molto aspri, e rifiutano di partecipare alla conferenza unificata convocata per domani da Raffaele Fitto, insieme con Tremonti. Roberto Formigoni conferma che le Regioni sono pronte a restituire le loro competenze al governo, visto che i tagli impediscono di esercitarle. «La convocazione della conferenza non è una soluzione. Perché non si fa l’incontro col presidente del Consiglio?», si chiede il presidente dei governatori, Vasco Errani. «A queste condizioni non ci presenteremo», gli fa eco il presidente dell’Anci Sergio Chiamparino. «L’incontro col premier è necessario», scandisce Renata Polverini.
Oggi Regioni, Province e Comuni si riuniranno per esaminare la difficile situazione e decidere il da farsi. Il decreto prevede tagli alle spese regionali per 4 miliardi di euro nel 2011 e 4,5 miliardi sia nel 2012 sia nel 2013. «Il punto – spiega Errani – è che la manovra taglia dell’1,2% le spese del governo centrale e del 14% quelle delle Regioni. Vogliamo dialogare col governo – aggiunge – ma sulla base di una maggiore equità».
I tagli sono stati confermati ieri sera in commissione Bilancio di palazzo Madama. L’unica apertura da parte di Tremonti è rappresentata da una maggiore flessibilità nella ripartizione dei tagli, ma solo a favore delle Regioni e degli altri enti locali «virtuosi» che hanno rispettato a lungo il patto di stabilità interno e hanno ridotto la spesa sanitaria. Sarà la conferenza Stato-Regioni a valutare, entro ottobre, i criteri per mettere in pratica la «sforbiciata». Comuni e Province, che devono sopportare tagli rispettivamente per 3,7 miliardi e 800 milioni di euro, decideranno i criteri nella conferenza Stato-Città. Tremonti plaude all’iniziativa della Toscana, che chiude sette sedi all’estero, e chiede alle Regioni di aprire un ufficio unico a Bruxelles.
È stata modificata un’altra misura della manovra che era stata molto criticata, quella sul tetto per le invalidità. Si ritorna alla soglia del 74% di invalidità per ottenere l’assegno (anziché l’85%), ma l’Inps effettuerà 250mila verifiche annuali a caccia dei falsi invalidi. «Massimo rispetto per gli invalidi e intransigenza verso i falsi invalidi», commenta Azzollini. Nonostante il ripristino del vecchio limite, le associazioni degli invalidi confermano la loro manifestazione di oggi contro la manovra, perché resterebbe aperta la questione dei requisiti per l’indennità di accompagnamento. «Salvati» anche i precari siciliani.
Le modifiche alle norme anti-evasione contestate dalle imprese saranno presentate oggi. Non dovrebbe scattare più il divieto di compensazione fra debiti e crediti fiscali in presenza di ruoli ancora non definitivi. Inoltre, la sospensione della riscossione dovrebbe prolungarsi fino ad almeno il primo grado di giudizio tributario, anziché entro i 300 giorni. Sul fronte fiscale è anche da ricordare la proroga fino al 20 dicembre prossimo della sospensione degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi, ma soltanto per i lavoratori autonomi e i titolari d’impresa con giro d’affari non superiore ai 200mila euro.
Il testo della manovra arriva domani nell’aula del Senato, dove il «sì» finale è fissato per il 14 luglio. È ormai certo che il governo chiederà la fiducia su un maxi-emendamento riassuntivo dell’intero decreto. Un testo che, secondo il ministro Renato Brunetta, «assomiglia al manuale delle Giovani marmotte: dentro c’è di tutto».

Fonte: Il Giornale del 7 luglio 2010

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