• martedì , 23 Luglio 2024

Superstipendi, Befera paga per tutti

Niente riduzioni per i manageri di Enel, Eni,Finmeccanica.
Forse si salvano anche le Authority.
Due pesi e due misure? Sarebbe niente. L’impressione è che il governo, nell’encomiabile – e un po’ demagogico – intento di morigerare i super stipendi dei manager pubblici, di pesi e misure diversi ne abbia usati ben più di due. E abbia
involontariamente pestato molti calli, imponendo come “tet-to” alle retribuzioni dei superdirigenti la soglia dei 311 mila euro lordi a1l’anno. I calli più nobili finiti sotto lo scarpone di Monti sono quelli di Attilio Befera, capo dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia (sarebbero: all’Agenzia non confermano e non smentiscono). Già, proprio Befera: “santo subito” per il popolo dei laboratori dipendenti, impossibilitati a evadere, dal 31 dicembre scorso,quando diresse il “blitz” anti-evasori a Cortina d’Ampezzo; poi “bestia nera” per il popolo degli evasori; e infine, da ieri, martire. Befera, che nel complesso intasca ben 460 mila euro di stipendio all’anno:zac!Come lui, Mani-di-forbice-Monti taglierà ben più che le unghie a pezzi grossissimi dell’apparato pubblico, come il capo dei Monopoli di Stato Raffaele Ferrara; alla maggior parte dei direttori generali dei ministeri; ad alcuni superfunzionari di Presidenza del Consiglio e Quirinale: mentre altri direttori,come quello dell’Agenzia del Territorio o del Demanio, guadagnano già “sotto soglia”, come si diceva ieri nei corridoi impensieriti della Capitale. Impensieriti o francamente inbufaliti, come nelle varie “Autorità” dello Stato che controllano i varisettori della vita economica del Paese:la Consob,la commissione che vigila sulla Borsa; l’Antitrust, l’Autorità per le comunicazioni,l’Isvap(Assicurazioni), l’Autorità per l’energia. In molte di queste Autorità i presidenti guadagnano circa 500 mila euro,nettamente più dei commissari, perché hanno ben maggior responsabilità; ma anche i commissari guadagnano ben più della soglia. Risultato? Appiattimento generale, in un “taglio lineare” di sapore tremontiano, per cui presidenti e commissari guadagneranno uguale e lavoreranno diverso.Ma andrà,poi,davvero così? Mica detto. Infatti, è vero che le Autorità sono pubbliche, ma sono finanziate dai “soggetti vigilati” – come si dice in gergo burocratico – cioè le compagnie d’assicurazioni nel caso dell’Isvap,le società quotate nel caso della Consob e così via. E allora, se i fondi sono privati, perché gli stipendi devono sottostare a un tetto pubbico?E poi:che dire delle società quotate in Borsa ma controllate dallo Stato che ne nomina il top-manager?Si tratta di colossi come Eni, Enel e Finmeccanica, dove gli stipendi sono “in linea con quelli delle società straniere analoghe”. E quindi, sipendi da milioni di euro (dati 2010 assestati) Pierfrancesco Guarguaglini ex presidente e amministratore delegato di Finmeccanica,5,5 milioni di euro; Fulvio conti ad Enel, 3,2; Paolo Scaroni ad Eni, 1,6 ; e via di questo passo.E’impensabile, però, toccare la tasca a questi manager: all’indomani mattina, potrebbero fare le valigie e partirsene alla volta dell’Edf o della British Petroleum o dovunque li pagassero quanto li paga in giro per il mondo il mercato, quello stesso che consente alla Rai – azienda tutta pubblica e non quotata – di pagare Celentano 350 mila euro a serata per Sanremo, tanto da indurre il molleggiato a mollare (promettere di…) il tesoretto in beneficenza.E allora? Due pesi e due misure,appunto. Ma c’è un’ulteriore scala di misure, quella che riguarda, o riguarderà,la tasca di personaggi determinanti per i conti pubblici come il capo delle Ferrovie, Mauro Moretti, o delle Poste, Massimo Sarmi, o dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, o ancora della Fintecna,Maurizio Prato, tutta gente che guadagna più o ben più di 311 mila euro a1l’anno. Cosa farà di loro, Mani-di-forbice-Monti? Per ora si sa solo che toccherà personalmente a lui,in un prossimo ma indeterminato futuro, individuare i nuovi livelli di stipendio “equi”, cioè dimagriti. Un bella gatta da pelare. Ammesso che si lasci pelare.

Fonte: Secolo XIX del 1 febbraio 2012

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