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Stiglitz:è il momento dell’imposta sulle transazioni finanziarie

«È un’imposta che si può introdurre facilmente, che porta equità ed efficienza e che consente di raccogliere enormi quantità di denaro». Joseph Stiglitz, docente alla Columbia University e premio Nobel per l’economia nel 2001, non ha dubbi: l’imposta sulle transazioni finanziarie, che in un’ora di conversazione non definisce mai “Tobin tax”, è la medicina giusta per curare «il disperato bisogno di fondi dei governi di tutto il mondo», impegnati nel contenimento del deficit e del debito pubblico ma anche nel rilancio della crescita e nei grandi piani strutturali come gli investimenti per affrontare il “riscaldamento globale».
In un incontro promosso da Oxfam, un’organizzazione internazionale che combatte la povertà e le disuguaglianze, con un selezionato gruppo di giornali di tutto il mondo tra cui il Sole 24 Ore, Stiglitz ha sostenuto che l’imposta non serve tanto «a punire le banche», quanto a introdurre più «efficienza ed equità» nel sistema. Il settore finanziario, nella visione dell’economista americano, è “sussidiato” poiché in tutto il mondo le banche vengono salvate quando sono in difficoltà: «Si socializzano le perdite e si privatizzano i guadagni». Partendo da questo assunto, Stiglitz sostiene che è meglio «tassare le cose cattive, come l’inquinamento (e il settore finanziario, ndr)» che non «le cose buone come il lavoro».
L’imposta può assumere varie forme ma è in grado di «produrre un gettito considerevole» anche con aliquote molto basse («basta uno 0,5 per cento»). Un fattore assai importante in questa fase in cui i governi hanno bisogno di fondi. Inoltre «il rilancio della crescita – aggiunge Stiglitz – richiede un’azione globale e questa imposta è il modo migliore per finanziarla» proprio perché può essere facilmente introdotta da tutti i paesi «grazie alla tecnologia e alle clearing house».
Il problema di oggi è di dirottare la liquidità verso gli investimenti a lungo termine mentre i mercati sono alla ricerca delle migliori opportunità a breve termine a causa dell’incertezza diffusa. «Molti flussi di capitale a breve termine – dice Stiglitz – sono destabilizzanti e l’imposta sulle transazioni finanziarie interviene proprio lì, scoraggiandoli». In questa chiave l’imposta può essere utile anche per stabilizzare i tassi di cambio «orientando i capitali verso impieghi a lungo termine».
.Infine Stiglitz ha sottolineato come le politiche di austerità fiscale adottate da molti paesi europei siano pericolose poiché rischiano di soffocare la ripresa. «Gli investimenti pubblici in infrastrutture e in ricerca, invece, nel lungo termine possono anche migliorare la posizione fiscale di un paese». Al contrario per ridurre il deficit (e il debito) pubblico, che in molti casi serve a salvare le banche, è meglio ricorrere al gettito dell’imposta sulle transazioni finanziarie. Ma così non si penalizza un settore importante dell’economia? «Le banche devono tornare a fare il loro mestiere tradizionale di raccogliere e prestare denaro. E quel settore non ha prodotto innovazioni utili alla crescita se non il bancomat. Il costo del loro cattivo comportamento è stato di trilioni (migliaia di miliardi) di dollari: meglio tassare quel settore che far pagare il costo ai lavoratori o ai proprietari di case».

Fonte: Il Sole 24 Ore del 13 ottobre 2010

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