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Salviamo pure l’Euro, ma a patto che…..

La storia ci aveva finora insegnato che per essere la prima potenza del mondo occorre avere innanzitutto tanta popolazione, poi tanta forza economica e infine tanta forza militare.

Ed invece questo scorcio di crisi 2011 cambia persino storiche certezze e l’Italia, che demograficamente è in declino da vent’anni, senza crescita del reddito da dieci, e senza forza militare dai tempi dell’impero romano, forte della sua conclamata debolezza, pare sia diventata la prima potenza mondiale al punto che, a sentire Obama, la Merkel e Sarkozy ,se cade la solvibilità del titoli pubblici italiani viene giù il castello della finanza globale. Com’è possibile tutto ciò?
La spiegazione sta nel fatto che dalla fine degli anni ottanta il mondo ha marciato sia pure disunito verso un unico approdo, quello della globalizzazione di tutto: delle merci, dei servizi, della pubblicità, della circolazione dei capitali, della localizzazione delle imprese. I mercati nazionali hanno conservato la loro importanza ma quelli internazionali l’hanno accresciuta di gran lunga di più. Poi, esattamente dieci anni fa, quando l’Europa ha creato una moneta comune ed 11 paesi tra i quali l’Italia l’hanno adottata archiviando le valute nazionali, il processo ha avuto una forte accelerazione senza che la stessa cosa accadesse per la convergenza delle loro economie e dei meccanismi interni che le governano ( bilanci pubblici, pensioni, fiscalità,assistenza sociale, governo delle fabbriche). Si è in sostanza saliti sulla carrozza unica della moneta europea lasciando che undici cavalli a passo diverso la trainassero e – cosa più grave – senza accordi sul vetturino che avrebbe dovuto condurla.
Il precario equilibrio ha retto perché ogni paese ha colmato con il debito gli squilibri della mancata convergenza. La cosa ha funzionato finché i mercati hanno creduto che i debiti quando li contraggono gli Stati vengono sempre rimborsati e le banche, che sono il veicolo per il loro collocamento, sempre salvate. Poi, dal 2007 queste due certezze sono crollate. Gli Stati Uniti hanno fatto fallire una delle più grandi banche del mondo, Leeham Brothers, e l’Europa ha sostanzialmente lasciato fallire la Grecia imponendo a quel popolo umiliazioni e mutilazioni che nemmeno il terzo Reich avrebbe immaginato. Sicché è cambiato il modo di vedere e di valutare la solvibilità di tutti i paesi debitori e quelli che fino a ieri erano troppo grandi per fallire sono diventati troppo grandi per essere salvati.
E veniamo all’Italia. Noi siamo esattamente in questa particolare situazione, troppo grandi per essere salvati. Da oggi a fine aprile dovremo rimborsare 300 miliardi di euro di BTP in scadenza e ciò che fino a ieri era una formalità, l’emissione di nuovi BTP per rimborsare i vecchi, non è più scontato perché è in dubbio la capacità del Paese di essere solvibile.
Se questa percezione dovesse diventare convinzione, l’insolvibilità dell’Italia che è la seconda industria manifatturiera d’Europa il terzo Pil europeo, il quinto esportatore del mondo, trascinerebbe a fondo tutte le banche del mondo che ne hanno acquistato il debito con conseguente disgregazione dell’Euro e forti contraccolpi sulla finanza mondiale. Sicché le sorti del mondo sarebbero davvero nelle mani più che di Mario Monti in quelle del Parlamento italiano?
Allora qui bisogna intendersi. Se l’Italia deve rispondere della propria solvibilità, è sufficiente che adotti quelle riforme strutturali che sollevando la crescita del Pil sono in grado di confortare i mercati. Mario Monti e la più ampia maggioranza parlamentare mai vista nella storia repubblicana si sono costituiti proprio per questo. E d i sacrifici bipartisan che verranno adottati nei prossimi giorni/settimane a questo dovrebbero servire.
Se invece su di noi incombe la responsabilità di garantire la solvibilità dell’euro e di tutti quei Paesi europei e non, che con le loro decisioni sbagliate, incertezze, ottusità hanno picconato la fiducia sulla solvibilità degli Stati o incoraggiato l’azzardo morale delle loro banche, beh ci si può anche provare ma a patto che una sfida così grande abbia contropartite altrettanto grandi. Per esempio che il governo della futura virtuosa Europa abbia più Italia e meno Germania e ridimensioni le illusioni di chi già sogna di ridurre la sovranità italiana.

Bruno Costi

Fonte: 30 novembre 2011

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