• mercoledì , 17 Luglio 2024

Saccomanni:se serve da Bce liquidità immediata

«L’economia mondiale è ancora nel mezzo della più severa crisi finanziaria degli ultimi ottant’anni ma il processo di riforma del sistema monetario e finanziario internazionale è in una situazione di stallo. A Washington e agli incontri del Fondo monetario due settimane fa è apparso chiaramente che l’esigenza di fronteggiare un outlook dell’attività economica in peggioramento nelle maggiori economie industriali avrebbe avuto la precedenza rispetto all’agenda di riforma in discussione nel G-20».
A parlare di un ordine monetario internazionale che in questo momento è piuttosto scarso è il direttore generale della Banca d’Italia. Fabrizio Saccomanni, candidato con larghissimo consenso alla successione di Mario Draghi alla Banca d’Italia da almeno tre mesi (ma si sa che in Italia prendere decisioni rapide ed efficaci sta diventando un’arte sempre più difficile) è il key note speaker di un convegno internazionale organizzato per celebrare il centenario dalla nascita di Robert Triffin, l’economista belga-americano che negli anni Sessanta aveva lucidamente preconizzato la fine del dollar standard mostrando l’esistenza di un conflitto d’interessi fra il ruolo di valuta dominante del biglietto verde e l’esigenza di garantire un equilibrio macroeconomico domestico in America.
Saccomanni, che interviene mentre le Borse europee sono turbate dai problemi del gruppo franco-belga-lussemburghese Dexia molto esposto verso la Grecia, evita di commentare pubblicamente la giornata di mercato. Ma con il Sole 24 Ore non si sottrae a una valutazione sulla situazione dei mercati in Europa. E il succo dei suoi ragionamenti è che esistono tre buoni motivi per non cedere all’irrazionalità. Il primo è che la Bce può fornire una liquidità illimitata se ce ne fosse bisogno: nei mesi scorsi è rientrata potentemente sui mercati e se si creasse un problema di distribuzione della liquidità tra gli operatori, anche la questione del mid term funding delle banche potrebbe essere risolta rapidamente.
>La seconda questione è quella relativa all’esigenza di rafforzamento del capitale delle banche: come si è visto anche nel caso Dexia, gli Stati hanno tutti gli strumenti e dispongono di mille modi per garantire, se fosse necessario, la solidità patrimoniale.
La terza soluzione, che è a portata di mano, anche se la sua gestazione è stata faticosa, riguarda l’Efsf, e, più in generale i possibili meccanismi di gestione della crisi dei Paesi europei in difficoltà: essi sono in via di finalizzazione. In buona sostanza, il completamento dell’approvazione del pacchetto di misure deciso dai capi di Stato e di Governo il 21 luglio scorso è “on the road”. Una volta compiuti i necessari passaggi parlamentari, i tecnici potranno mettere in atto i dettagli operativi. Insomma, contro la crisi gli strumenti ci sono. E la “tregua” è possibile.
Secondo Saccomanni, anche in un momento difficile come questo, con tutti i Paesi di maggiore industrializzazione alle prese con crisi economica e da debito sovrano, non è il caso di abbandonare la ricerca di un’azione coordinata a livello internazionale volta a ridurre i forti squilibri globali delle bilance dei pagamenti. Il dilemma centrale nel mondo, ha ricordato ieri il direttore generale della Banca d’Italia è: «Si può riuscire a sgonfiare questo enorme eccesso di indebitamento internazionale, pubblico e privato, senza destabilizzare ulteriormente l’economia?». Si può, in altri termini, realizzare il necessario deleveraging in modo ordinato, senza che ciascun Paese, in un mondo che è oramai multipolare, ripieghi sulla mera difesa dei propri interessi? La risposta dell’economista Saccomanni è:sì.
«Sono convinto – ha detto ieri – che in tutto il mondo sia i creditori che i debitori abbiano un forte interesse a conservare un sistema finanziario aperto, ben regolato ma privo di restrizioni protezionistiche. Dovrebbe essere prevista una sorta di “tregua”, nella quale i protagonisti del mercato offrano il tempo richiesto per un deleveraging ordinato, in cambio di un impegno credibile dei Governi al perseguimento di politiche macroeconomiche orientate alla stabilità in casa propria e dell’impegno a realizzare una effettiva riforma del sistema monetario internazionale». Un negoziato difficile e ambizioso, che per Saccomanni è da costruire intorno al rafforzamento del Fondo monetario, all’azione di coordinamento globale delle politiche economiche, al lavoro del Financial stability board, e la cui sede naturale era e rimane il G-20.

Fonte: Sole 24 ore del 5 ottobre 2011

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