• sabato , 20 Luglio 2024

Record di giovani senza occupazione

Nuovo record di giovani senza lavoro a novembre: il tasso di disoccupazione giovanile é salito al 37,1 per cento, ai massimi dal 1992 a fronte del precedente 36,5 per cento. È la percentuale più elevata dall’inizio delle serie storiche trimestrali dell’Istat, che risale al 1992, venti anni fa, ed è pressoché raddoppiata dal 2007, data d’inizio della crisi internazionale. In altri termini, più di un giovane su tre (tra quelli attivi, precisa l’Istat), é senza occupazione.
Secondo i dati diffusi ieri, infatti, tra i 15-24enni le persone che risultano effettivamente in cerca di lavoro sono ora 641mila e rappresentano il 10,6% della popolazione totale in questa fascia d’età: gli altri sono studenti o “Neet”, dunque rientrano tra gli inattivi. Resta invece stabile il tasso complessivo di disoccupazione in Italia, all’11,1%, la stessa percentuale di ottobre, in controtendenza rispetto a delle stime di consensus che prevedevano un loro aumento, come corollario di una recessione che non accenna a ridurre la sua intensità.
L’aumento del tasso é stato di 1,8 punti percentuali nei dodici mesi (per gli uomini il tasso di disoccupazione è ora al 10,6% in aumento dello 0,1% rispetto al mese precedente e di due punti percentuali sull’anno; per le donne la percentuale è al 12%, 0,2 punti in meno rispetto a ottobre e 1,2 punti in più nei dodici mesi). Ora i disoccupati sono pari a 2 milioni 870mila e si registra un lieve calo (-2mila) del loro numero rispetto a ottobre scorso, perchè è cresciuta di 39mila unità la compagine degli inattivi: il tasso di inattività è infatti salito al 36,1 per cento (+0,1% rispetto al mese precedente). Su base annua, in ogni caso, la disoccupazione cresce del 21,4% (+507mila unità). La crisi economica ha colpito duramente anche il nucleo forte delle forze di lavoro, vale a dire l’occupazione maschile, calata ai minimi da almeno 20 anni: il tasso di occupazione maschile é sceso infatti al 66,3%.
L’aumento della disoccupazione e le previsioni negative per il 2013 non sono un fallimento del governo Monti, ha affermato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, intervistata da Radio Capital. «Ci sono forze e tendenze di lungo periodo e noi paghiamo errori di lungo periodo – ha spiegato -. C’é molto nella riforma del lavoro che tende a contrastare la precarietà, soprattutto per giovani e donne, ma si deve dire che il lavoro non si fa a comando ma ricostituendo l’economia e migliorando la formazione».
Molto preoccupate le reazioni dei sindacati: la Cgil sottolinea che i dati sulla disoccupazione mettono «in evidenza il fallimento delle politiche di solo rigore che hanno alimentato la recessione e le disuguaglianze e colpito prevalentemente le nuove generazioni, che ormai vedono un sostanziale blocco nell’accesso al lavoro». Per la Cisl «l’impatto della crisi e le riforme pensionistiche stanno penalizzando particolarmente l’occupazione giovanile» e «alla luce di questi dati, il lavoro deve essere il primo punto di qualsiasi programma elettorale». Secondo il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy, «la stagnazione del lavoro giovanile segnala che il disagio occupazionale sta determinando un ulteriore peggioramento delle condizioni economiche e sociali del nostro Paese». Non mancano, poi, i commenti dei politici: «Sono dati che fanno tremare le vene ai polsi dice il capogruppo del Pd alla commissione lavoro della Camera, Cesare Damiano» mentre per il leader dell’Idv Antonio Di Pietro Fornero, Fornero e il premier «o sono bugiardi o sono incapaci».

Fonte: Sole 24 Ore del 9 gennaio 2013

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