• martedì , 23 Luglio 2024

Quel neo del TFR nei fondi pensione

IL governo ha deciso di anticipare di un anno l’avvio della previdenza complementare previsto dal decreto legislativo 252/2005 sulla base dell’accordo raggiunto recentemente con i sindacati: il trasferimento del Tfr (che ricordiamo essere il “Trattamento di Fine Rapporto” di lavoro) riguarda solo i fondi che matureranno dal 1° gennaio 2007 e non le consistenze maturate, che rimarranno alle imprese; sono inoltre esonerate dal provvedimento quelle con meno di 50 occupati.
I lavoratori sono liberi di scegliere se destinare la liquidazione ai fondi pensione o no. In questo secondo caso le nuove risorse affluiranno all’Inps. Si ritiene che almeno un terzo degli importi previsti prenderanno questa direzione. A seguito dell’accordo raggiunto l’avvio della previdenza integrativa risulta di dimensioni piuttosto modeste, ma il seme è stato gettato e, se la pianta crescerà solida e darà buoni frutti (leggi se sarà ben gestita), non è escluso che si possa passare a una seconda fase, più corposa, che incorpori anche le consistenze in essere del Tfr, lasciando alle imprese e al mercato dei capitali tempo per trovare una soluzione; non è escluso che si indirizzino verso la previdenza integrativa anche ulteriori contribuzioni volontarie.
Vi è comunque un neo nei contenuti del provvedimento e riguarda l’incognita dell’uso che farà l’Inps dei fondi che a esso affluiranno, un aspetto che ha già suscitato le reazioni della comunità degli affari, in particolare di quella estera. Quest’ultima si attendeva e si attende qualcosa di più dal governo sul tema della riforma pensionistica. Le risorse che andranno al fondo Inps dovrebbero essere isolate dal resto della gestione, anche di quella per cassa, e non essere conteggiate tra le entrate della manovra di governo per la Finanziaria 2007.
In ogni caso, il Tfr, un istituto molto popolare tra i lavoratori è ora superato, e le sue certezze sostituite da speranze, senz’altro fondate, ma sempre speranze restano. Il nuovo governo ha facile compito nel dire che la decisione risale alla responsabilità del vecchio governo, anche se non per il suo avvio anticipato; ma ciò conferma che le “attenzioni” sul reddito e anche sui modesti risparmi dei lavoratori attraversano orizzontalmente tutte le coalizioni politiche. Siamo quindi ancora lontani dal momento in cui ai cittadini viene lasciata la libertà di scelta di come utilizzare i redditi e i risparmi e, allo stesso tempo, affidata la responsabilità di darsi cura del proprio futuro alleggerendo il peso che grava sulla collettività.

Fonte: Il Messaggero dell'11 novembre 2006

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