• lunedì , 24 Giugno 2024

“Pubblico impiego, non rinnego la riforma”

Brunetta a Ichino: le risorse verranno dal «dividendo dell’ efficienza» Difficoltà. L’impianto complessivo della riforma resta in vigore e gli istituti ivi previsti (valutazione, merito, premi, trasparenza, lotta alla corruzione) sono tutti attuabili dalle amministrazioni.Le difficoltà ci sono ma né io né il governo abbiamo intenzione di mollare

Caro Direttore Il senatore Pietro Ichino ha provato a “tradurre” l’ accordo raggiunto con Cisl, Uil e Ugl (ma rifiutato dalla Cgil) con il quale si dà concretezza e attuazione alla mia riforma della Pubblica amministrazione. Purtroppo, l’ esercizio non gli è riuscito. Ichino non difetta in preparazione, abbonda però in prevenzione politica. A suo giudizio, infatti, il Pd dovrebbe rifiutare con sdegno l’ accordo raggiunto con i sindacati giacché violerebbe il sano e saggio spirito della riforma. Peccato che l’ assunto sia falso e, soprattutto, che il suo partito avversò con ogni mezzo tale riforma. Oggi si sono accorti che era buona? Evviva. Prima o poi s’ accorgeranno che anche questo accordo non è affatto male. Ichino è anche un po’ confuso: attacca sia me, sia la Cgil. È vero che c’ è un eccesso di politicizzazione e collateralismo, ma credo che abbia un peso anche la scarsa comprensione dei problemi e dei rimedi reali, cui contribuisce la confusa ambiguità creata dallo stesso Ichino. Il quale, non lo si dimentichi, ha anche segnalato il nome di un membro del comitato di valutazione (Civit), incorrendo nell’ errore di farsi promotore di un signore che s’ è dimesso prima di cominciare a lavorare, essendosi accorto dopo un anno di quali siano le leggi che regolano il mondo del lavoro e la Pubblica amministrazione. Si sappia che il senatore del Pd ha anche chiesto di sostituire quel nome con un altro e che il mio diniego, suppongo, deve avere influito sulla serenità del ‘ traduttore’ . Ma veniamo alla sostanza dei rilievi, punto per punto. 1. Ichino fa riferimento a un ritorno al memorandum del 23 gennaio 2007, firmato da un ministro del Pd (Luigi Nicolais) e dalla Cgil. Stia tranquillo: l’ accordo non modifica quanto previsto dalla legge (e del resto non potrebbe). L’ impianto complessivo della riforma resta in vigore e gli istituti ivi previsti (valutazione, merito, premi, trasparenza, lotta alla corruzione) sono tutti attuabili dalle amministrazioni. Saranno pertanto attivate già da quest’ anno tutte le procedure di valutazione dei dipendenti così come le performance individuale e organizzativa. 2. L’ accordo ha dovuto tener conto del blocco fino al 2013 della contrattazione collettiva nazionale. Mi sono sempre preoccupato di attivare gli istituti premianti della riforma senza peggiorare le retribuzioni dei singoli dipendenti. Proprio per questo ho fortemente voluto il cosiddetto «dividendo dell’ efficienza»: una norma che premi le amministrazioni virtuose e i loro dipendenti. Come lo stesso Ichino potrà presto constatare, le risorse del dividendo ci sono e permetteranno di iniziare a distribuire i primi premi. Questo fino ai prossimi rinnovi contrattuali, poi tutto andrà a regime. 3. Il “liberale” Ichino fa finta di ignorare che la mia riforma non ha abrogato la contrattazione collettiva che – insieme alla contrazione integrativa di secondo livello – resta il cardine della gestione del personale nel settore pubblico. 4. Al senatore Ichino ricordo peraltro che una distribuzione a pioggia dei premi è stata sempre sostenuta dal suo partito, in questo appoggiato da quella Cgil che contro la mia riforma ha indetto cinque fallimentari scioperi generali. 5. L’ accordo non sospende certo l’ articolo 19 della riforma ma si limita a stabilire che i premi legati alla valutazione individuale si applicano solo con risorse aggiuntive derivanti dal cosiddetto «dividendo dell’ efficienza». Questo fa sì che le misure della manovra estiva, che congelano il trattamento fondamentale e ridefiniscono i fondi destinati alla contrattazione integrativa, non determinino un decremento retributivo. Le scelte operate tendono semmai a collegare gli effetti della riforma – connessi al sistema premiale delle fasce – alla sussistenza di risorse aggiuntive, proprio per evitare di incidere sui redditi già toccati dalla manovra. Le difficoltà ci sono, ma né io né il governo abbiamo intenzione di mollare. Mi chiedo solo se il compito dell’ opposizione sia sempre e solo quello di fare il controcanto o, per ipotesi, non sia anche quello di lavorare per il bene del Paese. Ho come l’ impressione che la sinistra si sia finalmente accorta che la mia battaglia per l’ efficienza e contro i fannulloni sia a difesa degli ultimi e dei non garantiti, oltre che un dovere nei confronti dei tanti dipendenti pubblici che lavorano con competenza e impegno. Su questo, la sinistra non recupererà il ritardo cancellando il mio lavoro ma semmai migliorandolo e chiedendo di più, al di là del Bersani di turno. Non aspetto di meglio.

Fonte: Corriere della Sera del 3 febbraio 2011

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