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Più difficile il consenso alla guerra

Nessun ripensamento o scossone violento – ieri la Camera ha approvato, dopo qualche incertezza, i nuovi finanziamenti per la guerra – ma per la Casa Bianca adesso è meno facile mantenere il consenso del Congresso e dei contribuenti americani alla sua politica di maggior impegno militare in Afghanistan. Ora, però, Barack Obama può almeno cercare di utilizzare l’ «effetto WikiLeaks» per spingere il Pakistan a una maggiore collaborazione con gli Usa, ad agire con energia perché i suoi servizi segreti recidano tutti i rapporti di complicità coi talebani. Il «day after» della più imponente fuga di notizie della storia militare americana è segnato dalle preoccupazioni dei militari e dei diplomatici Usa, ma anche dalla consapevolezza che nulla di davvero nuovo e clamoroso è stato rivelato: nulla che possa mettere con le spalle al muro l’ Amministrazione, nessuna bugia presidenziale. Nulla a che vedere, insomma, coi «Pentagon Papers» di 39 anni fa sulla guerra del Vietnam che provocarono un vero tornado. Ieri è stato lo stesso presidente a scendere in campo definendo irresponsabile la scelta di pubblicare decine di migliaia di rapporti militari coperti da segreto. Per Obama c’ è il rischio che alcune informazioni tecniche su armi e sistemi di protezione vengano utilizzate da guerriglieri e terroristi contro i soldati della Nato. Il presidente ha, però, anche sottolineato la scarsa rilevanza politica di documenti che si limitano a meglio documentare ciò che già si sapeva circa le difficoltà incontrate dagli alleati in Afghanistan, gli errori commessi sul campo di battaglia, la brutalità della guerra. Anche l’ «area grigia» dei rapporti tra Pakistan e talebani era ben nota, tanto che Washington aveva ripetutamente chiesto all’ alleato di comportarsi con più lealtà. Insomma, per adesso non si cambia rotta, anche perché le rivelazioni riguardano comunque le operazioni militari condotte durante l’ amministrazione Bush e nei primi mesi di quella di Obama: fatti comunque precedenti al lancio di una nuova offensiva per cercare di far uscire la guerra da un pericoloso piano inclinato. Che questa strategia funzioni davvero, è tutto da dimostrare e i segnali non sono di certo incoraggianti. Ma è presto per tirare conclusioni, col generale David Petraeus che si è appena insediato a Kabul, al posto di McCrystal: non sarà certo la pioggia di documenti messi in circolazione dall’ ex hacker Julian Assange a far precipitare la situazione. L’ aspetto più delicato è proprio quello dei rapporti col Pakistan: le complicità con i talebani irrita di certo l’ opinione pubblica, anche perché decine di miliardi di dollari dei «taxpayer» americani finiscono nelle casse di Islamabad sotto forma di aiuti. A pochi mesi dalle elezioni di mid term questo potrebbe provocare una levata di scudi in Congresso. La Casa Bianca cerca di evitarlo perché da mesi sta premendo sulle autorità pakistane e, anche a detta di molti esperti di area repubblicana, ha ottenuto importanti risultati in questa direzione.

Fonte: Corriere della Sera del 28 luglio 2010

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