di Fabrizio Onida
In un articolo su questo giornale del 12 luglio 2023 avevamo già auspicato un nuovo accordo di liberalizzazione degli scambi della Ue con l’India, accordo che negli scorsi giorni è stato ratificato dal Parlamento europeo. Gli effetti attesi di questo prossimo allargamento dei mercati di sbocco per entrambe le parti includono maggiori esportazioni europee di meccanica avanzata, robotica, apparecchiature medicali e aerei, a fronte di maggiori esportazioni indiane di apparecchiature telefoniche, prodotti farmaceutici, abbigliamento e pelletteria. Potranno sperabilmente moltiplicarsi le opportunità di collaborazione tecnologica nel settore dell’acciaio verde.
Ma oltre gli effetti di promozione commerciale di breve periodo vediamo i vantaggi potenziali in una prospettiva più ampia. Sottolineo tre aspetti.
Primo, con una popolazione di oltre 1,5 miliardo di persone, già oggi superiore alla Cina e ancora in crescita (lungi dall’inverno demografico cinese), l’età media indiana (28 anni) ne fa uno dei paesi più giovani del pianeta, a confronto con i 42,5 anni della Ue (compreso tra il minimo di 39.5 anni dell’Irlanda e il massimo di 48.7 anni dell’Italia). A parità di altre condizioni una bassa età media comporta la possibibilità di un maggiore tasso di crescita del Pil nel tempo.
Secondo, un dato interessante ma assai meno noto è che accanto alla grande maggioranza hindu l’India conta oltre 200 milioni di fedeli dell’Islam, che ne fanno il terzo paese musulmano del mondo dopo l’Indonesia e il Pakistan, seguito a ruota dal Bangladesh. Gli effetti commerciali dell’accordo appena firmato, che si snoderanno gradualmente nei prossimi anni, potranno quindi facilitare non solo gli scambi con l’economia indiana ma anche indirettamente un progresso di integrazione pacifica europea col mondo islamico, di cui oggi sentiamo particolare bisogno per contrastare i latenti segnali di ostilità pericolosi per la nostra sicurezza continentale.
Terzo, l’accordo con la Ue si inserisce nella linea di politica economica estera apertamente multilaterale che da tempo caratterizza i governi della democrazia indiana, in un mondo sempre più segnato da una certa regionalizzazione degli scambi commerciali (es. Ue, Mercosur, Asean). Già dai 17 anni di governo Nehru (1947-1964) l’India si è affermata come potenza politica “non allineata”. Nehru usava dire “non siamo pro-Russia, né pro-America, siamo solo pro-India”.
Il collasso dell’URSS dopo il 1990 ha rafforzato questa posizione di indipendenza tendenzialmente equidistante dalle grandi potenze globali. Dopo l’invasione dell’Ukraina decisa dal Kremlino gli Usa di Trump non risparmiano le pressioni diplomatiche per limitare le importazioni di petrolio russo, avvicinandosi alla linea sanzionatoria sposata dalla Nato.
Rifiutandosi di condannare la “operazione speciale” di Putin in Ukraina l’attuale governo di Narendra Modi non ha mai formalmente approvato l’invasione russa dell’Ukraina. Al tempo stesso.
Già dal 2022 Modi e Biden hanno lanciato l’iniziativa congiunta Usa-India di collaborazione nelle “Critical and Emerging Technologies”, focalizzate sugli sviluppi del “quantum computing” e le sue applicazioni sulle frontiere avanzate della sicurezza e dell’intelligence (sorveglianza, ricognizione, sistemi di difesa, spazio), lanciando chiari segnali di competizione con la Cina. In questo quadro è significativo il coinvolgimento dell’India nelle iniziative di partnership multilaterale come il dialogo quadrilaterale sulla sicurezza con il Giappone e l’Australia (Quad), il programma SCO (Shanghai Cooperation Organization) guidato da Pechino, per non trascurare il forum multilaterale dei Brics (con Brasile, Russia, Cina Sud Africa), La Cina resta il maggiore partner dell’India nello scambio di merci (assai meno nei servizi), lasciando ambigui i rapporti con Taiwan in questa fase di grande incertezza politica.
Già dai tempi della guerra in Corea (1950-1963) e delle tensioni territoriali col Pakistan (1965, 1971) gli Usa hanno visto nell’India democratica un importante contro bilanciamento al peso del comunismo euroasiatico nel mondo, mentre Mosca insisteva a proporsi come fornitore delle importazioni indiane nel settore della difesa, con una quota calata tuttavia dal 75% al 36% del totale nel 2020.2024.
Alla Ue conviene restare aperta a considerare l’India un credibile leader portavoce del Sud Globale nel mondo.
(Sole 24Ore, 31 gennaio 2026)
Fonte: Sole 24Ore, 31 gennaio 2026