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Perchè acettare più inflazione da Francia e Germania?

Il braccio di ferro tra l’Ecofin e la Commissione europea per la violazione del Patto di Stabilità e Crescita, perpetrata dal primo il 25 novembre scorso per consentire alla Francia ed alla Germania di non rispettare i parametri del disavanzo massimo – ossia fare più inflazione a danno degli altri – ha indotto la Commissione a predisporre per febbraio delle proposte per una riforma del Patto. Si tratta di quel patto che. tra i vari parametri, prevede un tetto del 3% del pil al fabbisogno netto di ogni paese e che dovrà anche essere rispettato dai 10 paesi invitati ad aderire all’UE. La delibera della Commissione, associata a quella di ricorrere alla Corte di Giustizia contro l’Ecofin, apre prospettive contemporaneamente positive e pericolose: positive se si riuscirà a meglio conciliare l’obiettivo della stabilità dei prezzi anche nel medio termine con quello di non ostacolare la crescita nelle fasi di congiuntura sfavorevole; pericolose se si aprisse uno spiraglio all’uso di mezzi monetari per sostenere artificialmente (ossia drogare) la domanda aggregata nel breve termine, senza avere la certezza di correggerla in senso inverso prima di una ripresa inflazionistica. La posizione italiana, come è noto, tiene conto di questo pericolo e perciò suggerisce una “lettura intelligente” del Trattato di Maastricht e del Patto di Amsterdam, ma senza spiegare “come” realizzare questo machiavellismo per una norma che Prodi – oggi alfiere della resistenza all’Ecofin per infastidire Tremonti – ebbe a definire “stupida” il 17 ottobre del 2002. La lettura intelligente di un testo stupido resterà sempre un mistero.. Ecco invece le opinioni di chi scrive. 1°) Le norme non osservate distruggono le norme stesse e poi tutto il sistema, invitando altri a non rispettarle. Quindi è meglio correre il pericolo di un successo dei neo-keynesiani, per tentare di far trionfare il buon senso. 2°) Se, mai come oggi, si sente la necessità di una vera “tutela del risparmio” la prima cosa da fare è non mollare in alcun modo sulla difesa della stabilità monetaria che è l’obiettivo principale della Banca Centrale Europea. I furti perpetrati dalla Worldcom, dall’Enron, dalla Cirio e dalla Parmalat (per non parlare che degli ultimi casi più rumorosi) sono niente rispetto ai furti metodicamente perseguiti dagli Stati, con i loro disavanzi inflazionistici che dilapidano i creditori (ossia gran parte dei risparmiatori privati) ed arricchiscono i debitori (per lo più gli stati in deficit a causa di eccessive spese per redistribuzioni di reddito a fini elettorali). 3°) E’ indispensabile disporre di paletti (parametri) ben visibili ed inequivocabili nelle regole europee. Il fare confusione all’italiana nella lettura delle norme – ad esempio, escludendo dal calcolo del fabbisogno netto le spese per investimento e, peggio, per contributi pubblici agli investimenti – porta ad equivoci senza fine su ciò che per investimento si intende. 4°) In attesa di una Maastricht del Welfare europeo (proposta Brunetta), un parametro fondamentale da creare – dopo una definizione inequivocabile ed uguale per tutti degli organi, enti e funzioni da considerare pubblica amministrazione – è un rapporto gradualmente decrescente tra il totale generale preventivato da ogni membro per tutta la sua spesa pubblica consolidata (con la sola esclusione dei rimborsi di debiti) ed il pil previsto ufficialmente in sede UE per ogni paese per l’anno considerato.

Fonte: Le Point International del 15 gennaio 2004

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