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Per le imprese domanda debole e credito difficile

La coda del 2011 ha portato con sé il veleno della recessione. È infatti un quadro con attese economiche in forte peggioramento quello che si ricava dall’ultima indagine trimestrale Banca d’Italia-Il Sole 24 Ore, realizzata tra l’uno e il 20 dicembre scorso con interviste a 698 imprese con almeno 50 addetti. Tre quarti delle aziende hanno segnalato un peggioramento della situazione economica generale, mentre a parlare di miglioramento è soltanto l’1,9% degli intervistati: di conseguenza, il saldo netto negativo delle risposte è a -74 punti, in crescita rispetto a settembre (-62,2 punti). Non solo: oltre la metà delle imprese attribuisce probabilità nulla al verificarsi di un miglioramento nei prossimi tre mesi.
Dopo un terzo trimestre in cui l’attività economica si è riassunta in numeri con il segno meno davanti (-0,2% per il Pil, -0,4% per la produzione industriale) si può quindi ritenere che anche l’ultimo scorcio del 2011 farà registrare una flessione, probabilmente più intensa, con ciò certificando l’arrivo della recessione anche in senso tecnico. Infatti, nelle risposte delle imprese emergono valutazioni negative sulla dinamica della domanda totale per i propri prodotti negli ultimi tre mesi: il saldo tra le risposte di diminuzione e quelle di aumento è salito a 34,3 punti percentuali, contro i 22,2 dell’inchiesta di settembre.
La sola nota “in rosa” che si ricava dal sondaggio riguarda invece i giudizi sulla domanda estera da parte delle imprese esportatrici: il saldo fra la percentuale di aziende secondo le quali la domanda dei propri prodotti è aumentata e quella di chi ritiene che sia diminuita è tornato positivo per 3,1 punti percentuali (da -4,1% della rilevazione precedente) e anche le attese per i primi tre mesi del 2012 sono divenute più favorevoli: l’incidenza delle imprese esportatrici che prevedono un aumento della domanda estera è salita al 28,2%(contro il precedente 21,6%) mentre è scesa la percentuale di chi sconta una flessione . Sono dati che confermano quanto sappiamo da tempo sull’economia italiana e cioè che il maggiore sostegno per la crescita nel nostro Paese proviene dalla domanda estera e dalle aziende che esportano, mentre il lato debole va ricercato nella domanda interna. Della debolezza dei consumi sappiamo già molto, ma l’indagine Sole 24 Ore-Banca d’Italia parla anche di un’estrema cautela delle imprese nel valutare le condizioni di investimento: la percentuale di aziende che ritiene peggiorate le condizioni per investire nell’ultimo trimestre è ora pari a due terzi (a settembre era la metà).
Con ogni probabilità, dietro a questo diffuso pessimismo c’è anche il netto peggioramento delle condizioni di accesso al credito negli ultimi tre mesi, lamentato ora dalla metà delle aziende che hanno risposto al sondaggio (si tratta, per l’esattezza del 49,7%, contro il 28,6% dell’inchiesta precedente); soltanto il 2 per cento delle imprese le giudica migliorate. Del resto, questa percezione di una restrizione creditizia trova riscontro anche nelle inchieste sulle condizioni di offerta del credito come quella realizzata nell’ambito Bce dalle quali ermergono le difficoltà di funding delle banche, i problemi da crisi del debito sovrano e la conseguente maggior prudenza nell’offerta di prestiti. Ma che questa sia oggi una preoccupazione molto seria per le imprese, che evidentemente considerano la situazione attuale, sotto il profilo finanziario, non troppo diversa da quella che si era determinata alla fine del 2008 dopo il caso Lehman, lo si ricava anche dalle risposte a una domanda introdotta per la prima volta nel questionario (e che dunque vanno considerate con cautela, perché non permettono i necessari confronti con fasi precedenti). Alle aziende è stato chiesto di riportare una previsione sulla propria posizione di liquidità nei prossimi tre mesi, anche tenendo conto della variazione prevista nelle loro condizioni di accesso al credito: ebbene, il 31% delle imprese dichiara che la propria liquidità sarà insufficiente, mentre il 55,8% si attende che sarà appena adeguata.
Infine, l’occupazione: resta più o meno intorno al 67% la quota di imprese che ritiene che la propria occupazione si manterrà invariata nei prossimi tre mesi, ma, in coerenza con il peggioramento congiunturale, si è ampliato il saldo negativo tra attese di aumento e di diminuzione degli addetti (a -16,9 punti percentuali da -9,9).

Fonte: Sole 24 Ore 8 gennaio 2012

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