• venerdì , 24 Maggio 2024

Ma con i successi di Roma e Madrid si allontana il timore sulla fine dell’euro

La campagna di rassicurazione lanciata dai leader dell’ eurozona sta funzionando. In pochi giorni il concreto timore di esplosione dell’ euro si è trasformato in un “cauto ottimismo”. Questo cambiamento repentino di atmosfera, confermato dalla riduzione degli spread non è però frutto solo di una incisiva azione di marketing. Il primo fattore della svolta è la sensazione che sia in corso un’ accelerazione dei processi decisionali, e che tra oggi e martedì su molti dei punti chiave sui quali l’ Europa dibatte da mesi sarà fatta una qualche maggiore chiarezza. Sensazione confermata dal vice presidente della Commissione di Bruxelles Olli Rehn, che ha lasciato intendere che l’ accordo con i creditori privati sulla ristrutturazione del debito greco potrebbe arrivare entro il fine settimana e che il Consiglio europeo di lunedì produrrà risultati importanti. Il secondo fattore di svolta è una sorta di decoupling, di separazione dei destini tra i grandi e i piccoli “malati” di Eurolandia. Il fatto che i grandi malati, l’ Italia soprattutto, e la Spagna, stiano facendo operazioni di risanamento e di rilancio conta di più dell’ eventuale aggravarsi dei piccoli malati, il Portogallo per esempio, sul quale i mercati mandano segnali poco rassicuranti. Grecia L’ intesa con le banche eviterà il default ma presto serviranno nuovi fondi LA GRECIA è un caso molto particolare non paragonabile ad alcun altro in Europa – ha detto ieri al World Economic Forum il severissimo ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble- si sta negoziandoe ci sarà un nuovo programma. La Grecia deve impegnarsi a contenere il rapporto debito/Pil entro il 120% nel 2020, e deve rispettare gli impegni presi. Ma sono ottimista, la Grecia farà la sua parte e l’ Europa farà la sua». Il commissario europeo Olli Rehn ha rinforzato il messaggio anticipando una rapida conclusione del negoziato con i creditori privati per il taglio del debito. Per tutti, ieri, c’ era la convinzione che la Grecia riuscirà ad evitare il default. Almeno per il momento. A Bruxelles il presidente della Commissione Barroso s’ è espresso con un po’ di colore: «Chi parla di default della Grecia non sa cosa dice». Il presidente dell’ Eurogruppo Jean Claude Juncker ha ipotizzato un ulteriore intervento di sostegno e il ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle ha subito chiuso la porta: «Non si supera una crisi facilitando l’ accesso a nuovo credito» Spagna Il governo Rajoy piace, gli spread crollano ma ora è senza lavoro un giovane su due PER Madrid la doccia freddissima dell’ aumento del deficit del 2011 dal 6% previsto dal governo Zapatero al probabile 8%, appare in parte assorbita. Ha fatto buona impressione ai mercati ed ai partner europei il fatto che un governo insediato il 23 dicembre, che scopre il giorno dopo Natale un inatteso buco nei conti, già il 29 di dicembre è in grado di varare provvedimenti di rientro pari all’ 1,5 per cento del pil. Ieri inoltre il governo ha imposto (ma solo a partire dal 2020) il vincolo del pareggio di bilancio alle regioni autonome, dalle quali arriva il grosso del disavanzo. Lo spread sui titoli decennali ieri è sceso a 314 punti portando dopo molto tempoi tassi sotto il 5%. Il gelo vero viene dal fronte del lavoro, con una disoccupazione che continua ad aumentare e nel quarto trimestre del 2011 è arrivata al 22,9%, oltre un punto in più rispetto al già insostenibile 21,5 del trimestre precedente. La disoccupazione giovanile ha superato il 50 per cento (51,4%): il dramma vero della Spagna è questo, e una cura che possa alleviarlo in breve tempo nonè in vista. Portogallo La nuova emergenza di Eurolandia fuori controllo l’ esposizione delle famiglie DOPO essere stato per qualche settimana fuori dai radar, negli ultimi giorni il Portogallo è rientrato in scena. Ce l’ hanno riportato i mercati, con lo spread sui titoli decennali che ha superato quota 1300, il che vuol dire il tasso è salito al 14 per cento, mentre i credit default swaps (i famigerati Cds) sono balzati a 1430. In questo momento i titoli portoghesi non seguono un trend dell’ eurozona ma sono penalizzati esclusivamente per la situazione interna del paese. C’ è qualche timore sulla capacità di controllo del deficit e si comincia ad ipotizzare che presto Lisbona potrebbe essere costretta a chiedere una nuova tranche di aiuti oltre ai 78 miliardi già ricevuti. Quello che preoccupa di più nel caso portoghese è la dimensione del debito privato, con quello delle famiglie che supera il 100% del Pil, contro il 65% della Grecia (o il 53% dell’ Italia) e un debito delle imprese pari al 153 % del Pil. Un default del debito sovrano trascinerebbe inevitabilmente con se anche il debito privato aumentando l’ impatto sul sistema finanziario internazionale.

Fonte: Repubblica del 28 gennaio 2012

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