• mercoledì , 17 Luglio 2024

L’uomo da 1 miliardo di dollari “il mio patrimonio per la crisi”

Peterson, ex ministro di Nixon: insegno agli Usa come rinascere.
«So che per la politica questo è un problema spinoso ma il debito pubblico è, ormai, una minaccia alla nostra civiltà. Quello che facciamo da anni è immorale e molto pericoloso. Stiamo alimentando una bolla globale del debito: non possiamo aspettare che sia una crisi più grave di quella, catastrofica, del 2008 ad obbligarci ad agire. Herb Stein, che era con me alla Casa Bianca durante la presidenza Nixon – io ministro, lui presidente del Consiglio economico – diceva: “Se il tuo cavallo muore, ti suggerisco di scendere”». Di gente preoccupata per i conti pubblici degli Stati Uniti e degli altri Paesi indebitati dell’ Occidente ce n’ è molta. Quello di Peter Peterson, però, è un caso particolare: 84 anni, segretario per l’ Industria e il Commercio con Richard Nixon, negli anni 70 e poi banchiere miliardario (ex capo di Lehman Brothers, e fondatore, con Stephen Schwarzman, del gruppo Blackstone), questo figlio di un immigrato greco ha deciso di spendere la maggior parte del suo patrimonio in studi e campagne per cercare di far capire agli americani – e ai loro rappresentanti a Washington – la gravità del problema, suggerendo qualche possibile via d’ uscita. Lo incontro nel suo ufficio, al 48esimo piano di un grattacielo della Quinta Strada, tra due riunioni della sua fondazione che (a volte con la Concord Coalition) organizza seminari ad alto livello come il Fiscal Summit, conferenze itineranti in tutto il Paese per informare ed educare (il «Fiscal Solution Tour»), ha i suoi siti e ha prodotto perfino un documentario, «I.O.U.S.A.». Lei sta investendo una cifra enorme, un miliardo di dollari, su un’ idea. Cosa la spinge? «Sono ricco da molto tempo, ma nel 2007, quando è stata quotata Blackstone, mi sono ritrovato addirittura miliardario. A 81 anni. Che fare con tutti quei soldi? Molti mi suggerivano di investire, far crescere ancora la mia fortuna. Non mi interessava. Alla mia età contava di più aiutare i miei nove nipoti a continuare a vivere nel “sogno americano”. E l’ ispirazione l’ ho trovata in mio padre, nella sua parsimonia. Arrivò in America da ragazzo, senza un soldo. Lavò i piatti nella cambusa dei treni della Union Pacific, poi mise su un ristorante greco in Nebraska. Per 25 anni lo tenne aperto 7 giorni su 7, 24 ore al giorno. Quando, alla fine, decise di tirare un po’ il fiato, scoprì di non avere le chiavi: la porta del suo locale per un quarto di secolo non era mai stata chiusa. Grande lavoratore e grande risparmiatore. L’ America lavora sempre sodo, ma ha dimenticato il valore del risparmio». Chi la critica dice che non è questo il problema da mettere al primo posto quando l’ economia è depressa… «Il problema non è tagliare domattina. Nell’ immediato può anche essere necessario un nuovo sostegno all’ economia. Ma il punto è proprio qui: nell’ incapacità della politica di guardare oltre il breve termine. Non abbiamo il coraggio di progettare il futuro. Si lavora per le prossime elezioni, non per l’ avvenire dell’ America. Tutto a spese dei giovani, ignari e sottorappresentati. Ed è così anche in Europa. Invece, sì, possiamo anche spendere di più oggi, ma intanto dobbiamo rivedere gli impegni illimitati di lungo periodo presi in passato. È difficile e impopolare, lo so, ma ormai siamo su un sentiero insostenibile. Il problema non è solo economico ma anche geopolitico, di sicurezza nazionale. Un’ America dipendente dai suoi creditori dovrebbe preoccupare noi ma anche chi, nel mondo, confida negli Usa per mantenere ordine e sicurezza. Il CBO, l’ ufficio di bilancio del Congresso, ci dice che, con l’ attuale livello di spesa, fra trent’ anni il debito schizzerà al 233 per cento del Pil. Molto peggio della Grecia. Impensabile». Lei è repubblicano e la sua linea del rigore fiscale è anche quella sostenuta, almeno a parole, dai conservatori. Ma il Congresso è in un’ «impasse». Cosa spera dalla Commissione antideficit di Obama? «Erskine Bowles e Alan Simpson, il democratico e il repubblicano che la guidano, sono persone di grande valore, li conosco bene. Ma devono prescrivere una medicina assai amara e ottenere il voto di ben 14 dei 18 membri della commissione. Non sarà facile: i repubblicani sono allergici a ogni aumento delle tasse mentre i democratici non accettano che venga toccato il welfare, le pensioni e la sanità per poveri e anziani. Purtroppo la verità è che per uscire dai guai nei quali ci siamo cacciati dovremo intervenire su tutti e due i fronti. Chi dice il contrario mente. Ancora i dati dell’ Ufficio del Bilancio: per riuscirci l’ America dovrebbe crescere per decenni a tassi superiori al 10 per cento annuo, al netto dell’ inflazione. Le sembra possibile? Dovremo tagliare ovunque. Anche la spesa militare: l’ America destina alla difesa più di quanto viene speso dagli altri 14 Paesi che la seguono in graduatoria, messi insieme». Un messaggio per l’ Europa da un figlio di europei? «È ora che l’ America apra un dibattito realistico su quello che può davvero fare, sulle risorse che è in grado di investire nel suo futuro: ricerca, infrastrutture, istruzione. È una domanda che non ci siamo mai posti. Abbiamo sempre sommato gli impegni senza chiederci se erano sostenibili. Anche in campo militare. Davamo per scontato che spettasse a noi il grosso dell’ onere per la difesa del mondo. Credo che la commissione sul debito di Bowles e Simpson porrà anche questo problema».

Fonte: Corriere della Sera 11 ottobre 2010

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