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L’Ue: brava Italia, ma le spese vanno ridotte davvero

Noi valutiamo il passato e ragioniamo sul futuro», sillaba Oli Rehn con tono sobrio. Lo dice mentre spiega che, per la Commissione, l’Italia sta compiendo «i progressi a1eguati verso la correzione del suo deficit eccessivo»; è un modo per sottolineare che sinora siamo andati come si doveva. Oltretutto, afferma il responsabile Ue per l’Economia, la manovra da 24,9 miliardi appena varata «sostiene gli sforzi di consolidamento aggiuntivi per il 2011 e 2012». Bisogna pertanto procedere così, ricordando che «è importante assicurare una stretta realizzazione dei tagli alla uscite» e prepararsi a reagire «al possibile venir meno delle entrate fiscali, anhe per assicurare che il debito intraprenda una strada in discesa entro la fme del periodo di correzione». – E’ un punto per il ministro Tre- monti e il piano anticrisi, nel giorno della rivolta delle Regioni che fa tremare la maggioranza e il governo. Eppure, le belie parole di Bruxelles non possono essere un pretesto per alientare la tensione, vale per l’Italia come per tutti i paesi dell’ Ue. La Commissione; riunita ai margini della- plenaria del Parlamento europeo, ha posto ieri 11 su sigillo alle manovre con cui la maggior parte dei dodici paesi nel mirino per il deficit troppo alto ha reagito alla procedura speciale a cui è stata sottoposta. E ha aggiunto alla lista nera altri tre nomi, Cipro, Danimarca e Piniandia.
La crisi, si vede, non è finita. Rehn ha fatto intuire che presto all’elenco si aggiungerà anche la Bulgaria, sospettata di aver presentato dati di bilancio inattendibili. Con termini prudentissimi ha persino segnalato le difficoltà della Spagna e del Portogallo, per evitare possibili attacchi speculativi come quelli contro il governo di Atene, é magari anche di essere accusato di non aver mai parlato del caso, se proprio tutto andasse male. A Madrid la Commissione chiede di aumentare la correzione per il 2011 all’1,75% del pli (dal previsto 1%). La nota positiva è l’annuncio di una stima di crescita nQll’Ue pi «solida» nel 2011, intorno all’1,75%.
L’Italia ha una situazione diversa da quella di altri Paesi perché è entrata nella crini con un livello di debito elevato, ha detto Rehn. Ma è anche vero che, a differenza di altri Stati, «non ha varato stimoli di bilancio». Su questo presupposto il commissario finlandese ha ritenuto giusto che il governo «intensifichi il consolidamento delle proprie finanze». Bruxelles, assicura, continuerà a vigilare: sull’ Italia, si precisa, «la valutazione approfondita delle misure è ancora in corso».
Di ricette anti deficit e di come rafforzare li governo dell’economia europea si parlerà domani al vertice di Bruxelles. Con un dissidio innunciat . C’è infatti l’Italia che è .pronta a mettere il veto alle conclusioni se il concetto di debito non sarà la somma di pubblico e privato. Rehn ieri ha fatto il pesce in barile. Sul caso «la mia valutazione è evolutiva», ha detto. A priori, nemmeno lui, vuole innervosire i tedeschi, gente per i quali il debito è solo pubblico. Perché se così non fosse, si scoprirebbe che la loro sostenibiità non è poi troppo diversa da quella italiana.

Fonte: La Stampa del 16 giugno 2010

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